Il motto della ditta è "🎳Un Tanto al Chilo 🎳". (E non lasciate oggetti di valore in giro)

22 marzo 2025

Il mio secondo scrutinio: la paura, il danno, la ferita

IL MIO SECONDO SCRUTINIO. LA PAURA.

Leggere le testimonianze dei secondi scrutini mi ha messo in subbuglio. Tutta l'atmosfera di paura e di vulnerabilità che è stata descritta mi ha riportato  dei ricordi di un passato che non rivivo con piacere. 

Voglio parlarne per poterlo rigettare cosicché non mi rimanga dentro come un assillo che mi fa male come se l'avessi vissuto appena ieri. 

Per cominciare, abbiamo fatto la convivenza nella Valle dei Caduti con altre comunità di Madrid. In quei casi, l'équipe che guida la convivenza non è  composta da catechisti di una sola parrocchia ma è formata dalle coppie responsabili di catechisti o capi catechisti, per così dire, di ogni parrocchia.

Poi si ripartiscono i compiti:  alcuni fanno la catechesi delle Vergini stolte, altri quella dei Talenti, quella dell'Eucaristia, quella dei nuovi salmi (che era proibito cantare prima di quel passaggio).

Il nostro catechista era un uomo alto e corpulento. Sempre molto ben vestito (anzi direi molto elegante), si vedeva che la sua posizione sociale era buona e che doveva essere un professionista con una posizione importante.

Dico tutto questo perché la sua immagine trasmetteva molta autorità, condita con una certa spavalderia e un modo di essere asciutto e tagliente. Il tipo di persona che incute paura anche senza dire una parola. 

PAURA. DISSOCIAZIONE: Era in grado di incrociarti in un corridoio, fissandoti per metri e metri, senza neppure rispondere al tuo timido "ciao". 

Carmen come modello

DANNOSO. INSINUANTE: Un tipo 'fico': non perché lo dico io, era qualcosa che lui stesso conosceva e sfruttava. Gli piaceva molto di potersi permettere d'essere ciò che era. So che a molte persone del Cammino non andava giù, né tra la gente comune (catecumeni) né tra le alte sfere (catechisti responsabili di altre parrocchie). 
 
Nessuno poteva competere con lui. Era un ottimo organizzatore, molto intelligente e veloce, molto efficiente. Non mi sarebbe piaciuto essere nei panni dei suoi inferiori al lavoro. Nell'arcidiocesi godeva di una buona reputazione e si interessava di una serie di questioni che ovviamente gli erano state espressamente delegate. 
Aveva un altro lato, era molto tenero e sensibilone, scoppiava in lacrime quando stava soffrendo per un qualche evento molto duro della propria esistenza, in particolare per quegli eventi di cui si parla nel Cammino e che diventano leggenda. 
Quindi vederlo così dopo che ti ha torturato produce uno strano conflitto interno. Improvvisamente ti rendi conto di poter provare pietà per lui, come se fosse un ragazzone che si comporta  da boss, ma che in fondo non è poi così male, ha il suo cuoricino. 
Avere un tale catechista aggiunge un qualcosa in più alla paura. 
 
ERA TEMIBILE E TEMUTO. Non era prevedibile. Non sapevi mai dove sarebbe andato a parare. Era un vero segugio.  Mirava a farti fuori e a sbranarti. La sua equipe doveva sempre intervenire a fermarlo. Questo tizio avrebbe fatto un buon tandem con Rafael il Crudele e qualcun altro di quel genere.  
Nel Cammino si dovrebbe sostituire "carogna" a "categoria". 
Più un catechista è carogna, maggiore è la fama e la gloria che lo precedono.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: IL DANNO 

La prima prova di cosa fosse lo scrutinio l'abbiamo avuta  proprio in convivenza. Ciascun capo  catechista estrasse (tramite il pezzo di carta preso a caso dalla borsa) uno dei suoi catecumeni. 

È toccato a una signora sulla settantina. Una brava donna, tutta una vita nella Chiesa, sempre prudente e molto affettuosa con tutti, disponibile, sempre di buon umore. Una donna incantevole. Formazione universitaria e impegnata nella ricerca. Voglio dire, non una persona non preparata. 

Il macellaio iniziò ad affilare i suoi coltelli. La brava donna lesse le sue risposte al questionario e impiegò al massimo un minuto per leggerlo. 
Non poteva essere. Questo non poteva essere. Una donna senza grandi complicazioni nella propria vita, tutto troppo facile. Lì di certo c'era un demonio rinchiuso lì, ben annidato. Questa è la mentalità del Cammino. 

Per loro, tutti dobbiamo avere una storia passata raccapricciante, piena di ribellione e maledizione, che non accettiamo, un presente in cui finalmente ti vedi come sei, un sacco di sterco pieno di peccati indicibili e nascosti, e ovviamente alcuni idoli alti come cattedrali per tutti quegli argomenti a cui puntano sempre: sesso, denaro, potere, prestigio eccetera. 

 
Catechisti sprovveduti giocano a emulare Freud

Ma per quanto la torturasse davanti a duecento persone, la brava donna non diceva di più, per cui la rabbia e la frustrazione del catechista erano al massimo.  
 
Dato che eravamo in tanti nella mia comunità, i giorni degli scrutini furono  numerosi, come maratone. Dovevamo fare un digiuno assoluto dal mattino, come ci dicevano i nostri catechisti per "stare in tensione". Il digiuno era un'arma per combattere le tentazioni del diavolo, che durante questo passaggio sarebbero state fortissime. "Il nostro corpo ci chiede sempre di dargli un contentino, con il digiuno combattiamo". Era un clima dantesco. 
 
Salvo alcuni casi - guarda caso proprio i figli dei catechisti di altre parrocchie, i propri figli (non capisco come i genitori possano scrutinare i propri figli) - ci sono state situazioni in cui molti hanno stretto i pugni per sopportare l'indignazione e la rabbia di vedere come maltrattavano un fratello di comunità in quel modo. 
In generale, stavamo tutti passando un brutto momento, tu soffri vedendo il dolore degli altri seduti lassù e trattati come stracci, soffri per te stesso. Ci sono stati momenti in cui i nostri cuori ci saltavano in bocca per le palpitazioni che ci davano. Urla del catechista che dovevano stare ad ascoltare fino a notte fonda, una violenza scatenata, al punto che hanno dovuto trattenerlo mentre si scagliava contro un fratello "che non si apriva, che era chiuso da un demonio", che quasi lo picchiava. 
 
Ha gettato a terra con furia, quell'agenda in cui si prendono appunti per ognuno che siede sulla sedia della tortura. Suppongo che in tutte le comunità sia così. Nella mia parrocchia, tutti i catechisti dell'équipe avevano la loro agenda, suppongo che quando devono decidere se un fratello passa il passo (ci vuole la ridondanza) per ognuno consulteranno l'agenda e la metteranno in comune. 
 
È molto spiacevole stare lì seduti e che mentre parli, chi ti scrutina prende appunti, oltre al fatto che si passano dei foglietti tra i catechisti e li mandano a chi ti fa lo scrutinio, come per dargli degli indizi "vai da questa parte" o "tira dall'altra". È una sensazione di assoluta vulnerabilità, tutto ti fa sentire un verme che ha a malapena il diritto alla vita, cieco com'è, per i suoi tanti peccati e per l'adorazione di tutto tranne che di Dio. Tutti concentrati sul far incrinare la tua sicurezza in pubblico, ti distruggono, ti fanno crollare. 
 
E la cosa più terribile è che quando ti hanno lasciato andare e hai potuto tornare al tuo posto, ti hanno detto: "coraggio fratello, Dio ti ama". Come possono dirtelo dopo che ti hanno violentato psicologicamente in nome di Dio? Dio non fa queste cose! Veramente è  una paranoia.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: LA FERITA. 

Dopo aver descritto quell'atmosfera della “Casa del Terrore”, racconterò la parte più importante del mio secondo scrutinio. 
Voglio vomitare questi ricordi, ogni volta che riemergono mi fanno ammutolire, mi si torcono le viscere. Cosicchè, svuotando lo stomaco, potrà iniziare il miglioramento. 
 
Ero una giovane ragazza molto timida e abbastanza tranquilla. La mia autostima era sparita da anni. Avevo già ricevuto alcuni colpi dalla vita. Un fratello che fu colpito in poche ore da una malattia allora incurabile, all'età di 9 anni. Aver perso tutto, la nostra casa, la nostra scuola, i nostri compagni di classe... a causa di una drammatica situazione finanziaria, c'erano giorni in cui non avevamo da mangiare.
 
Indossavamo abiti che alcune signore molto eleganti ci hanno regalato. In piena adolescenza, indossavo abiti da signora perché non avevo nient'altro. Non potevo uscire di casa come faceva il resto dei giovani perché non avevamo un soldo. Non potevo usare i mezzi pubblici. Comunque, tutto così. Ero un vero mostro. Piaccia o no, non potevo passare inosservata. Cosa ci fa una ragazzina di 16/17 anni con indosso una blusa di raso con dei pantaloni già color di ala di mosca da vecchi tempi (avevo solo quelli) e le scarpe della nonna? Il solo fatto di uscire era per me un supplizio. 
Questo aspetto è essenziale per comprendere parte del mio scrutinio. 
 
Non occorre essere molto smaliziati per sapere dove sarebbe arrivato uno degli affondi. La mia immagine era la più antifemminile del mondo. Sembravo tutto tranne una giovane ragazza nell'età in cui si comincia a flirtare con i ragazzi, a truccarsi, con le gonnelline, i capelli ben pettinati... civetteria, insomma. Non indossavo nemmeno orecchini (e mi tagliavo da sola i capelli). Conclusione: non ero femminile. 
 
Per contro, stavo vivendo una situazione di abuso psicologico e fisico da parte di una persona che non citerò perché irrilevante, che comunque non aveva niente a che fare con il Cammino. Questa situazione di abuso e umiliazione andava avanti da molto tempo. Si trattava di un uomo. Lo sottolineo perché è importante anche per l'interpretazione che i catechisti avrebbero fatto della mia vita. 
Venne anche fuori che  mi ero ribellata a quella situazione, e che era  stata una sofferenza davvero intensa e sostenuta, non una questione di un giorno o due. 
Vivevo continuamente nella paura, sapendo che avrei sofferto ancora ma senza poter fuggire o avere il controllo di nulla. 
 
È necessario chiarire che a quel tempo in Spagna non si parlava di questi argomenti, era un tabù, qualcosa che rimaneva nella più stretta privacy. Ora la società è consapevole che queste cose vanno denunciate. Ma allora no. Non potevi parlarne con nessuno, dovevi tenerlo nascosto. C'era quella filosofia del "sarà per qualcosa", "avrai fatto qualcosa". Il senso di colpa era devastante. 
 
In conclusione, mi hanno chiesto se amavo quella persona nonostante il danno che mi stava facendo. Ho risposto di no. Era ovvio. Mi hanno chiesto se dal mio cuore veniva fuori  un giudizio. Ebbene sì, certo, era la cosa più normale, no? Vengo ora alle conclusioni che ha tratto la mia catechista - illuminata dallo spirito santo di contrabbando - e le relative sentenze per poter continuare il Cammino.
 
'Fanciulla, io ti dico, alzati!'
Chi non fa come Gesù,
non è suo discepolo

Sentenza n° 1:
 
Non ami il tuo nemico, devi amarlo come Dio ama te. Con i tuoi peccati maltratti Gesù Cristo mentre Lui ti ama senza limiti, sei sua nemica quando Lui dà la sua vita per te.
Devi scusarti con quella persona che ti fa questo e dirgli che non lo accetti, che lo giudichi quando ti maltratta, ma che Gesù Cristo è in grado di trasformare il mio cuore di pietra. Che Egli mi invita ad amarlo nella dimensione della croce con un amore che il mondo non conosce, bla, bla, bla... 

Mi ci sono voluti un anno o due per realizzare ciò che i miei catechisti mi hanno mandato a fare in nome di Dio e della Chiesa, ma siccome mi avevano chiesto se lo avrei fatto, se avrei obbedito loro, e ho detto di sì, avrei potuto passare il Secondo Scrutinio. 

Fare quello che mi era stato ordinato per seguire Cristo era qualcosa che era impossibile per me e ogni giorno che passava senza che lo facessi era come sentirmi ripetere nella mia mente che non amavo Dio. E che se Dio non mi amava allora mi aspettava solo di essere gettata nel fuoco eterno, perché fuori del Sentiero in cui Dio mi aveva messo, c'era solo la morte, l'inferno. 

Sono arrivata al D-day per pura disperazione. Non potevo più sopportare quella tortura mentale. Meglio un tempo d'inferno che l'inferno eterno. Quando ho avuto quella persona vicino, decisi di iniziare a camminare verso di lui. Ero paralizzata, le mie gambe non mi rispondevano. Le braccia e le mani si muovevano in modo incontrollabile, come se avessero uno spasmo. La testa lo stesso. La mia bocca era asciutta e il tremito non mi permettevano di pronunciare una parola. Sono scoppiata a piangere quando era a mezzo metro di distanza. Gli ho detto tutto quello che mi hanno ordinato di dire. Ero spaventata a morte. Non sapevo se mi avrebbe schiaffeggiato e buttato a terra. Era qualcosa di così irrazionale, così innaturale, che era come se il tempo si fosse fermato. Non riuscivo a vedere, letteralmente. Non lo vedevo nemmeno più. Penso che sia stato puro panico. Non mi ha picchiato, si è limitato a  oltraggiarmi, insultarmi, umiliarmi, ma non mi ha picchiato. 

Un miracolo grazie all'aver confidato in Dio. Questa la mia interpretazione di allora. 

I catechisti mi avevano detto inoltre che dovevo scusarmi da allora in poi ogni volta che lo odiavo e lo giudicavo nel mio cuore, perché ovviamente ero una superba che si credeva migliore di quella persona, quindi la mia umiltà sarebbe venuta dal riconoscere davanti a quella persona, ogni volta  che era necessario, che per i miei peccati l'ho giudicata e non l'ho amata. 

OGNI VOLTA CHE RICORDO QUESTO PROVO MOLTA RABBIA. LA CHIESA NON MI AVREBBE MAI PARLATO IN QUESTO MODO O NON MI AVREBBE MAI IMPOSTO QUESTA "PUNIZIONE" IN NOME DI DIO PER LA MIA CONVERSIONE

Sentenza n° 2: 

Non sei femminile e odi l'uomo per quello che ti fa. Il demonio ti sta mettendo davanti la figura dell'autorità, la figura maschile, come qualcosa di orribile che non accetti.
Conclusione: sei lesbica perché rifiuti gli uomini e perché li andrai a vedere sempre tutti come abusatori. Ecco perché non sei femminile né ti vesti bene e vai in giro con quel look. D'ora in poi dovrai venire alle feste con il trucco, con una gonna, con una borsa, tacchi alti, ecc. Verificheremo anche se lo fai perché ti vedremo in giro per la parrocchia (a volte uno di loro veniva a darmi la pace nell'Eucaristia e mi guardava le orecchie per vedere se portavo gli orecchini). 

Naturalmente mi sono alzata da quella sedia con il cuore spezzato. Odiavo essere vestita come una signora di 60 anni, mi vergognavo di uscire così per andare a lezione, ecc. Ma a questo ora dovevo aggiungere che sembravo una lesbica, un maschiaccio. 

Come potevano mettermi come condizione per poter seguire Cristo che mettessi gli orecchini se non avevo soldi nemmeno per poter andare a scuola in metropolitana? Tacchi alti, borsa, trucco, vestiti femminili delle ragazze della mia età...? Non potevo farlo... chi me li regalava? 

In altre parole, da una parte risultava che Dio stesso si era impossessato della nostra casa e di tutti i beni di famiglia per farci cadere l'idolo di non so cosa. Dio stesso aveva ucciso anche mio fratello perché cercassimo la fede perché altrimenti non avremmo reagito, non ci saremmo convertiti. ESATTAMENTE COSÌ È STATO INTERPRETATO E DETTO IN PUBBLICO. E si scopre che ora Dio voleva che comprassi tutto ciò - cosa che non non avevo i mezzi per fare - per poter essere sua discepola. Avrebbe dovuto fare il miracolo dei pani e dei pesci, ma con orecchini e sottane e tutto il resto.

Credevo che i catechisti fossero illuminati dallo Spirito Santo, ma non potevo seguire quel Dio che mi chiedeva cose del genere. Non capivo Dio, davvero. Quel Dio, no. Quindi il mio secondo scrutinio è servito a moltiplicare esponenzialmente la mia autostima negativa al meno infinito, i miei sensi di colpa, la mia convinzione mentale che anche l'abuso era per la mia conversione, che era qualcosa di caro a Dio affinché potessi sperimentare come sa amare veramente un discepolo di Cristo. 

Inoltre, mio ​​fratello, un bambino di 9 anni, aveva dovuto morire perché né la mia famiglia né io capivamo che Dio ci stava chiamando. Più sensi di colpa e più odio per se stessi... E così di seguito. 

UNA FERITA CHE SEGNERA' LA MIA VITA PER SEMPRE. DELLE INTERPRETAZIONI NEL NOME DEL CAMMINO, OVVERO, IN NOME DEL LORO DIO, TOTALMENTE OPPOSTE AGLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA E DEL VERO DIO.

 

(da: Lapaz)





20 marzo 2025

Quando il carisma del fondatore si corrompe

Il Carisma     del     Fondatore è:     “presenza e  azione dello Spirito Santo  in una persona da  lui  guidata per un cammino particolare di     sequela di Cristo e di scoperta del Vangelo fino a condurla ad un servizio specifico nella Chiesa”    (Ciardi, F. Il carisma del fondatore, in  Annales Theologici, 30 (2016) 144).

 

Riportiamo brani tratti da un editoriale di Tredimensioni 15 (2018), 9-17, rivista per formatori alla Vita Consacrata: riteniamo  che la trattazione di ciò che può succedere a un Istituto di vita consacrata o a una realtà laicale cattolica quando il 'carisma' del fondatore si scopre essere guasto, si adatti perfettamente al caso del Cammino Neocatecumenale.

Questo articolo, oltre a fare un'analisi perfetta del caso in cui un carisma riconosciuto dalla Chiesa purtroppo si riveli perverso, di come esso sia inscindibile dalla personalità  umanamente deprecabile del fondatore e contamini ogni suo atto (catechesi, preghiere, canti, immagini...) traccia una possibile via di uscita nella totale rifondazione della realtà ecclesiale da parte di coloro che vi appartengono e che hanno saputo riconoscere e rifiutare in modo totale lo stile malato del fondatore.

La soluzione quindi, secondo questo editoriale, non starebbe, nel caso del Cammino Neocatecumenale, nato dal carisma bacato dei suoi fondatori Kiko Argüello e Carmen Hernández, nella sua chiusura, che provocherebbe una diaspora, all'interno della Chiesa, di tante 'mine vaganti', cloni dei fondatori dalla spiritualità corrotta, ma nella sua rigenerazione dall'interno della realtà ecclesiale stessa unita ad una forte presa di coscienza degli errori del passato.


In caso di carisma bacato è difficile dire: togliamo le mele marce e il resto si salverà.

Venuti a conoscenza degli scandali perpetuati dai fondatori e della loro doppia vita, per salvare il destino di un'opera si tenta spes­so l'operazione di scindere il carisma dell'Istituto dalla persona del fondatore.

Ma questa è un'operazione ardua se non addirittura im­possibile.

Il carisma nasce proprio perché ha trovato una persona che gli ha fornito il suo humus naturale per nascere. Senza quell'humus non sarebbe nato. Il carisma non è fatto solo di contenuti e proclami nati dalla parte intellettuale del fondatore ma è fatto di prassi, sim­boli, strutture, indicazioni comportamentali, modalità relazionali ... nate nell'intimo del fondatore preso nella sua interezza. Sono cose maturate lentamente e in silenzio dentro all'animo del fondatore e in quel carisma si riversa la totalità di quell'animo.


Il luogo d'incu­bazione del carisma non è solo l'area virtuosa del fondatore ma tutta la sua personalità, e nel caso questa abbia elementi bacati il marcio passa anche al carisma.

Pensiamo, ad esempio, ai canti liturgici o al­le preghiere scritte dal fondatore: è davvero possibile che non lascino trasparire - anche se in maniera molto sublimata - il mondo irrisol­to delle sue pulsioni?
È davvero possibile che, nello scrivere il testo, lui stesso fosse completamente dissociato dalla sua parte perversa, semmai attiva il giorno prima o il giorno dopo?

E, per il discepolo, continuando a leggere quegli scritti sarà possibile ricostruire in sé quella figura del fondatore che lui aveva idealizzato ma da cui poi è stato ingannato, specialmente se quella autorità è stata il suo riferi­mento costante?

Il nuovo vescovo del Callao visita il Seminario neocatecumenale:
è stato difficile trovare un'immagine cattolica da fargli benedire!


Non si può neanche scindere in due il carisma, tentando di sal­vare la parte buona e buttare via quella marcia. Il carisma non è un elenco né la somma di vari elementi, ma una proposta globale di vita che evapora se lo si frantuma conservandone solo alcune parti. 

Il carisma bacato è fatto di elementi che in sé, singolarmente presi, sono buoni, ma che in relazione fra loro e ad altri altrettanto giusti danno origine ad una rete di significati che è perversa.

Prendiamo, ad esempio, tre indicazioni: 

  1. Direzione spirituale a vita e solo con uno del proprio Istituto; 
  2. Condivisione comunitaria delle colpe; 
  3. Obbedienza al superiore. 

Le tre indicazioni, benché in sé buone, in interazione fra loro possono instaurare un clima di sequestro delle coscienze. Questo effetto non si realizza dopo, in un secondo tempo, semmai a causa delle resistenze di alcuni, ma è già all'inizio della co­stituzione del carisma stesso perché è la collocazione reciproca delle indicazioni che le rende già all'inizio sbagliate, nel loro stesso porsi.

Ciò non dice che volutamente e maliziosamente il fondatore volesse il sequestro delle coscienze; questo non è e non era nella sua mente ma è una intenzionalità intrinseca ai suoi atti. Non è sua intenzione, ma comunque mette in moto un meccanismo che poi si incarica di dare i suoi frutti corrispondenti. Cambiare la rete delle indicazioni significa rivedere drasticamente il senso di quelle indicazioni e spes­so, per romperlo, bisogna sostituirle con delle diverse se non addirit­tura opposte.

È tipico di un carisma bacato il suo nesso con l'area del potere.

Il nuovo vescovo del Callao visita il Seminario neocatecumenale:
è stato impossibile trovare un inginocchiatoio davanti al Tabernacolo!


Fra i seguaci più stretti ed intimi del fondatore (che di solito ha i suoi «preferiti») scattano dinamiche di controllo e copertura reciproca che, con il tempo, diventano dinamiche di boicottaggio reciproco. L'abuso del fondatore diventa complicità con i collaboratori che, con il tramonto del fondatore, diventa fra loro lotta per il potere.

Se inter­viene un censore esterno, si troverà subito sotto gli attacchi di questo gruppo di potere e da solo gli sarà molto difficile assorbire gli ostru­zionismi che si concentrano su di lui e sottrarsi ai tentativi di «seque­stro» delle parti in lotta. Si tratta anche qui di uno stile difficilmente raddrizzabile finché quelle persone continuano ad avere posizioni di potere.


Anche qui la colpa non è loro; singolarmente prese sono delle brave persone ma vige un clima di aggressività coperta fatto di regole tacite che se venissero esplicitate sarebbero rinnegate da tutti eppure sono da tutti obbedite: un clima che tutti respirano ma che nessuno può apertamente verbalizzare, spesso contrabbandato come gestione carismatica (e quindi evangelica) del potere.

Un esempio ovvio è la strumentalizzazione (in chiave di potere ma anche di erotismo) della direzione spirituale: chi si accorge di cosa veramente sta succedendo? Chi può smascherarlo apertamente e con quali conseguenze per se stesso? Chi può sottrarsi senza pericolo? Chi ha gli strumenti per rompere questa catena?

In caso di carisma bacato è difficile dire: togliamo le mele marce e il resto si salverà. O anche dire: aggiorniamo le costituzioni con dei tagli e delle aggiunte. 

No, perché la contaminazione partita dall'ori­gine si è estesa a tutta la realtà che ne è nata.

Occorrerà invece aver il coraggio di porre in atto una vera e propria dinamica di rifondazione, che riesca a cogliere quel germe di motivo ispiratore intatto (presente in ogni carisma che abbia ricevuto un riconoscimento dalla Chiesa, a prescindere da chi lo riceve), e a partire da lì declinare e riempire di contenuti coerenti gli elementi essenziali del carisma: dall'espe­rienza mistica al cammino ascetico, dalla missione apostolica alla testimonianza dei voti. 

Non sarà certo un lavoro semplice né breve, e sarà legato, più che all'intuizione straordinaria di qualcuno, al lavoro d'insieme di coloro che non si sono lasciati contaminare dal virus del fondatore.

Forse molti dovranno lasciare, e sarà un bene. Mentre pochi, o comunque meno d'un tempo, saranno quelli che entrano, ma anche questo sarà un bene.

L'istituzione avrà meno potere, sociale ed ecclesiale, e sarà un bene ancor maggiore.

Cambierà soprattutto la logica di fondo: non più un'istituzione umana che cerca a tutti i costi un successo terreno con criteri mondani, ma un piccolo gregge che cammina verso il Regno con i piccoli e i poveri.


Il nuovo vescovo del Callao visita il Seminario neocatecumenale:
durante la Consacrazione, tutti devotamente si inginocchiano con perfetta devozione cattolica!


Il tema è più complesso di quanto un editoriale possa dire. Ma in questa sede interessava mettere in campo l'idea che di fronte a isti­tuzioni estremamente ferite il rimedio non sia la ricomposizione e il recupero del carisma iniziale ma la sua archiviazione.
Al fondatore va tolto il suo alone di gloria e come fondatore gli va dato il diritto all'oblio, chi ha tenuto il potere deve lasciarlo anche per il futuro e non riprenderlo più, ciascuno deve distanziarsi da un passato che volutamente si vuole non conservare, va impedita la ricerca di nuovi protettori semmai in altre diocesi o nazioni.

Del resto, anche alla vittima di abuso si consiglia di rompere con l'abusatore e denunciar­lo per dare a se stessa (ma anche all'abusatore) il diritto di ritornare normale.

Chiudere significa rimettere le persone in una posizione di libertà, da ri-giocare in modo diverso (con tutte le sofferenze che ciò com­porta). Chiudere significa anche risarcire economicamente le vittime. 

Chiudere non vuol dire «tutti a casa». Non è questione di restare o an­darsene: chi se ne va, va a perpetuare altrove lo stile malato e chi resta si contrappone stando dentro. Chiudere significa inserire una fase in cui ciascuno è chiamato a distanziarsi dal passato.

È quel passato con il suo particolare tipo di spiritualità che deve morire. Il futuro, se ci sarà, dovrà essere qualcosa di nuovo e di diverso.

 

( Tredimensioni 15 (2018), 9-17, rivista per formatori alla Vita Consacrata)






19 marzo 2025

Il catecumenato come deve essere (e non come si fa nel Cammino): gli scrutini

Leggiamo, da un articolo del "Il Timone" che a Sydney, Australia, domenica 9 marzo 2025 si è registrato presso la cattedrale di St. Mary un record di 384 catecumeni e candidati al rito di elezione, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. 


Ad accompagnarli, 310 padrini e sponsor proveniente da 54 parrocchie. 

Simon Yeak, addetto alla supervisione del Rito d’iniziazione cristiana degli adulti (RICA) nell’arcidiocesi degli ultimi cinque anni, ha descritto l’esperienza come «diversa da qualsiasi cosa di cui abbia mai fatto parte», per poi commentare: «Non avrei mai potuto prevedere l’aumento del numero di convertiti che entrano nella Chiesa, ed è davvero una testimonianza per mostrare dove siamo come Chiesa qui a Sydney».

È stato un momento trionfante, un segno per tutto il Paese una prova del grande affiatamento all'interno dei gruppi RICA (Rito d’iniziazione cristiana degli adulti) delle parrocchie, rafforzati da mesi di condivisione di fede e di formazione.

La processione d’ingresso è iniziata alle due del pomeriggio, accolta dall’arcivescovo Anthony Fisher OP che ha dato il benvenuto ai battezzandi uno a uno insieme ai padrini e sponsor, come si farebbe in famiglia.
L’arcivescovo ha poi rassicurato coloro che stanno per entrare nella fede e coloro che stanno camminando insieme a loro, sul fatto che, pur abbracciando l’abnegazione, non siamo soli in questo viaggio: Cristo è con noi per guidarci a vivere una vita cristiana autentica attraverso il pentimento e guardando sempre a Lui. Quando poi l’arcivescovo ha concluso con un caloroso: «Benvenuti nella Chiesa cattolica», l’assemblea è esplosa in un applauso fragoroso in attesa della piena iniziazione che avverrà a Pasqua.

Particolarmente toccante per i catecumeni è stato il momento in cui i loro nomi sono stati scritti nel Libro degli Eletti. «Ora sono eletti», ha spiegato Yeak, «appartengono alla Chiesa». 

Racconta il catecumeno Matthew Murray «Il senso di comunità è qualcosa che non ho mai sperimentato prima […] la Chiesa è un posto fantastico».  

Rito dell'Elezione Messa 2025. Immagine di Giovanni Portelli Photography © 2025

Da questa lettura ci viene confermato cosa la Chiesa intende come cammino di iniziazione: un periodo limitato (sappiamo che al massimo prevede due anni di formazione), scandito da diversi riti (vedi la consegna del Credo, del Padre Nostro, l'elezione) celebrati in chiesa per scandire le tappe del percorso formativo dei catecumeni.

Kiko Argüello Carmen Hernandez invece hanno utilizzato il cammino di fede tracciato nel documento  del RICA (Rito d’iniziazione cristiana degli adulti che vogliono ricevere il battesimo) per creare un percorso di formazione per già  battezzati -che vengono però  trattati come se non lo fossero- che dura tutta la vita, allontana dalla Chiesa, comporta grandi esborsi economici, obbliga a una fede cieca ai propri catechisti.

Le fasi e gli strumenti previsti dal percorso catecumenale del RICA vengono poi totalmente travisati.

Pensiamo per esempio agli SCRUTINI.

Gli scrutini nel Cammino neocatecumenale sono dei veri e propri interrogatori svolti dai catechisti (laici senza nessuna specifica preparazione teologica o psicologica) davanti a tutta la comunità riunita, senza rispetto della privacy e del foro interno, in cui viene richiesto di rispondere anche di peccati personali e/o sessuali, di scelte professionali e familiari, della gestione del proprio tempo e dei propri soldi, dell'educazione dei figli.

 

INVECE:

Gli "scrutini" previsti dal RICA si celebrano di domenica, nella liturgia della Messa.
Mettiamo di seguito la spiegazione di cosa siano gli scrutini nella iniziazione dei catecumeni della Chiesa Cattolica e la loro tempistica:

158. Gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono   che presiede la comunità, perché dalla liturgia degli scrutini anche i   fedeli ricavino profitto e nelle orazioni intercedano per gli eletti.
159. Gli scrutini si svolgono nelle Messe degli scrutini che   si celebrano nelle domeniche III, IV e V di Quaresima; si scelgano le   letture del ciclo «A» con i loro canti, come sono assegnate nel   Lezionario domenicale e festivo. Se, per ragioni pastorali, non si   possono tenere in queste domeniche, si scelgano altre domeniche di   Quaresima o anche giorni feriali particolarmente adatti. Tuttavia la   prima Messa degli scrutini sia sempre la Messa della samaritana, la   seconda del cieco nato, la terza di Lazzaro (nn. 386-389).

Quindi gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono e si svolgono nel corso della Messa di tre domeniche, la III, la IV e la V di Quaresima.
Ecco come si svolge ad esempio il 1° scrutinio nel RICA:  

PRIMO SCRUTINIO          
160. Il   primo scrutinio si celebra nella III domenica di Quaresima, usando le   formule che si trovano nel Messale (Messa rituale «Per gli scrutini   battesimali») e nel Lezionario domenicale e festivo, ciclo A (cfr nn.   386-387).
OMELIA
 161.   Nell'omelia il celebrante, soffermandosi sulle letture della sacra   Scrittura, spiega le ragioni del primo scrutinio, tenendo presenti sia   la liturgia quaresimale come anche l'itinerario spirituale degli eletti.
PREGHIERA IN SILENZIO
162.   Dopo l'omelia, gli eletti insieme con i padrini e con le madrine si   dispongono davanti al celebrante. Questi, rivolgendosi anzitutto ai   fedeli, li invita a pregare in silenzio per gli eletti per chiedere in   loro lo spirito di penitenza, il senso del peccato e la vera libertà dei   figli di Dio.
Poi, rivolgendosi ai catecumeni, invita anche loro a pregare in silenzio   e li esorta a esprimere anche esteriormente il senso della penitenza o   inchinandosi o inginocchiandosi. Infine conclude con queste parole o con   altre simili:
Eletti   di Dio, inchinatevi   [oppure:            inginocchiatevi ]   e pregate.
Gli   eletti si inchinano o si inginocchiano. Tutti pregano per qualche tempo   in silenzio. Poi, secondo l'opportunità, tutti si alzano.
Preghiera per gli eletti
Esorcismo
Congedo
Messa

Il secondo e il terzo scrutinio si svolgono nello stesso modo, con formule e preghiere diverse.

Firma sul registro dei catecumeni
(e non sul "libro della vita")

Ebbene, nel Cammino neocatecumenale si ripropongono le varie fasi dell'iniziazione per i battezzandi previste nel RICA senza mai dire di aver copiato da quel documento (pare sia tutta un'ispirazione divina ricevuta dagli iniziatori ispiratisi al catecumenato dei primi secoli) e soprattutto senza far mai leggere il testo da cui traggono le proprie "tappe" e i propri riti. Cosicché l'adepto riceve l'impressione che sia la Chiesa ad aver "copiato" dal Cammino, non viceversa.

Oppure, quando si nomina il RICA, lo si fa per stravolgerlo.

Per esempio, il presbitero neocatecumenale Pezzi, colui che si è fatto formare dai due laici Carmen e Kiko nei primi anni '70 dello scorso secolo, ha riportato (a pag.65 del mamotreto della Convivenza di Inizio Corso 2022/2023) una frase del RICA, riferita a  come gli scrutini servano "a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate" omettendo la prima parte del paragrafo, in cui si specifica che si tratta di riti celebrati nel corso di tre Messe di Quaresima dal sacerdote o dal diacono;
chi ascolta (e si fida delle parole del presbitero Pezzi e di coloro che le ripetono -sono frasi scritte su un mamotreto diffuso via mail a tutte le comunità del mondo per essere ripetuto pari pari nel corso di una specifica convivenza- senza controllarne l'origine) è portato a credere invece che il RICA stesso preveda un vero e proprio esame pubblico del candidato il quale è tenuto a confessare le proprie fragilità eccetera, il che è esattamente  ciò  che i catechisti neocatecumenali fanno subire ai loro adepti nel corso dei loro scrutini: dei veri e propri interrogatori pubblici sulla vita privata ed intima del neocatecumeno, spesso una scarnificazione della coscienza.

 

14 marzo 2025

Annuncio di Quaresima 2025: a due a due per le case

Un'altra disposizione dell'annuncio di Quaresima è andare a due a due per le case ad annunciare il Kerygma, oltre a passare una porta santa, ma rigorosamente con la comunità di appartenenza.

Kiko

Per concludere vi ricordo che stiamo nell’anno giubilare. Vi abbiamo detto  di passare una porta santa con la comunità. Anche vi abbiamo invitato a uscire di  Traditio una volta al mese. Radunarvi in parrocchia, fare i vespri o un vangelo e  partire due a due per portare una parola di speranza.

Di cosa si tratta? A cosa si riferisce Kiko quando chiede di "fare la Traditio"?

La Traditio Symboli è quella tappa che si ispira alla consegna del Credo ai catecumeni, che da Kiko è stata concepita come un occasione di proselitismo per il Cammino: nei mesi successivi alla convivenza della tappa infatti i fratelli del Cammino devono andare casa per casa a suonare i campanelli dei parrocchiani annunciando il kerygma; chi non vuole prestarsi a questa "prova del fuoco" e non se la sentisse di emulare I "pionieri" Testimoni di Geova, molto probabilmente non potrà passare al livello successivo del Cammino.

È questa la 'Traditio' che Kiko Argüello chiede  di fare in collegamento  con l'anno giubilare.

 


Naturalmente i fratelli che vanno per le case a due a due, vengono meticolosamente preparati per sapere cosa dire, seguendo una scaletta ben precisa,  vengono scrutinati dai catechisti finché la loro versione non coincide con quella desiderata: del genere "prima del Cammino ero cieco, non credevo, poi sono andato alla catechesi, entrato in comunità,  e lì ho scoperto la fede, la gioia ecc". Non vengono accettate testimonianze tipo: ho sempre avuto fede, ho incontrato Gesù in parrocchia durante l'adorazione, o pregando o in una certa prova ma senza il determinante intervento del salvifico Cammino.

Il modello di ciò che i fratelli del Cammino devono dire ai parrocchiani a cui suonano il campanello proviene da uno specifico testo, che riporta gli insegnamenti dati dagli iniziatori.

Di seguito riporto un esempio tratto dal mamotreto della Traditio del 1982.

Queste sono le domande del questionario:
Prima del Cammino eri cieco?Concretamente,  cosa non vedevi?
Come ti sono stati aperti gli occhi, concretamente?

 

"Kiko: Cominciamo con la prima domanda. E' importante, come vi dicevo, che non perdiate il questionario che avete fatto perché dopo passeranno per le comunità i catechisti e uno per uno risponderete a queste domande. A seconda di come risponderete vi sì dirà se potete o non potete andare per le case, lo vedranno i vostri catechisti per aiutarvi, per il vostro bene.
Prima presentati: come ti chiami? Di che comunità sei?  (...)
Concretamente, come ti si sono aperti gli occhi? 

R.: Per mezzo della Parola che mi ha detto quello che ero. 

Kiko: Ma questa Parola è venuta volando? Immagina che tu vai in  una casa e una signora ti dice: “Ma che Dio mi ama! Mio marito se  n’è andato di casa con un’altra! Stia a sentire, signora, sono  sposata e mio marito ha appena chiesto il divorzio; eppure vengo qui contenta, questo non mi ha distrutto mentre lei è ribellata, ecc. E lei ti dice: “Come vorrei avere pace! Invece tutto mi distrugge”, e ti domanda: “Lei, come ha incontrato Gesù Cristo?”

R.: Io le dico che per caso, senza sapere come e perché, cominciai una catechesi; io non sapevo cosa fossero le catechesi, 
ma cominciarono a dirmi che Dio mi amava. 

Kiko: E questa signora ti dice: “Cos’è questo delle catechesi? Il catechismo dei bambini?” 

R.: A me dissero che c’erano delle conferenze, che c’era dentro anche mio fratello, e io andai con curiosità a vedere cos’era; andai lì pensando che fosse una conferenza o qualcosa del 
genere. 

Kiko: Dai protestanti? 

R.: No, nella Chiesa cattolica. Però io allora non lo sapevo, non sapevo dove andavo. Lì mi sono incontrata con delle persone che per prima cosa mi hanno detto che Dio mi amava. 

Kiko: Chi ti ha portata lì? Perché sei andata alle catechesi? 

R.: Perché mio fratello stava in una comunità e io ero curiosa di vedere cosa faceva. Allora sono andata lì e questo è  quello che ho trovato.(...)"

(Da: "Appunti non corretti tratti dai nastri delle catechesi di Kiko, Carmen e P. Mario fatte in Italia nel 1981 e in Spagna nel 1982") 

Nota a margine: questa sorella scrutinata da Kiko, era catechista itinerante, quindi era in missione, e in sei anni di matrimonio non aveva quasi mai convissuto con il marito (il quale poi aveva chiesto il divorzio).

 

 

 

 

Testimonianza sul Cammino neocatecumenale

Dal libro "Verità sul Cammino neocatecumenale": raccolta di documenti e testimonianze a cura di padre Enrico Zoffoli, vi proponiamo una testimonianza firmata  stilata da un fedele cattolico sulla propria esperienza di Cammino neocatecumenale, traumatica soprattutto per il comportamento dei cosiddetti "angeli", se non "Dio stesso", i catechisti neocatecumenali.

 

Questa testimonianza fa parte di una serie di contributi che intendiamo proporvi tratti dalle testimonianze e dai documenti che  il teologo passionista padre Zoffoli raccolse da tutta Italia ormai trent'anni fa.
Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti: sono  stati approvati lo Statuto del Cammino e il Direttorio delle sue catechesi. Ma il Cammino neocatecumenale è rimasto esattamente ciò che era, e lo dimostra la grande attualità delle trascrizioni, delle descrizioni, delle impressioni, delle denunce e delle lacrime di tanti fedeli e sacerdoti coinvolti in esso a vario titolo fin dal suo primo apparire nelle parrocchie italiane .
Prima di leggere la lettera, vogliamo evidenziare una citazione di padre Rotondi in quarta di copertina:
 
"Si può dire in breve che nel pensiero di Kiko e Carmen errori teologici antichi e nuovi confluiscono in un vulcano tale di contraddizioni, che non è possibile non solo dedurne una logica di verità , ma neppure un sistema coerente di errori.
Nessuna originalità, ma ripetizioni critiche di aberrazioni teologiche antiche e nuove senza alcun riferimento a quanto la Scrittura e il Magistero della Chiesa hanno da sempre professato o rigettato".


PICCOLA AUTOBIOGRAFIA


Città (...), 11.12.91 Rev.mo Don Enrico Zoffoli, Piazza S. Giovanni in Laterano

Dopo diciotto anni di matrimonio con un uomo stupendo nel rapporto con il quale ho avuto un assaggio dell'amore infinito di Dio, il 20 novembre del 1985 il Signore volle mio marito accanto a Sé.

Nei tre brevissimi mesi della malattia non ebbi il tempo di prepararmi ad un distacco così repentino e restai quasi inebetita di fronte alla mia nuova realtà sebbene aiutata dalla Fede che il Signore ha voluto donarmi e dalla presenza di due meravigliosi figli che allora avevano 12 e 17 anni, io ne avevo 40.

Ai primi del mese di febbraio 1986 iniziò la catechesi dei neocatecumenali nella nostra parrocchia, quella della B.V. del Carmelo a [...], ed io con i miei figli iniziai a partecipare alla riunione regolarmente due volte alla settimana. Alla sera si faceva abbastanza tardi, ma io ero molto attratta dall'approccio alla Parola di Dio che, a onor del vero, era la prima volta che mi veniva spiegata in maniera così viva e dai canti eseguiti con molta fede e spirito di unità.

Alla fine di questo primo corso della durata di circa un mese seguì una prima “convivenza” presso il monastero di [...]. Vi partecipai con entrambi i miei figli. Ci furono alcune cerimonie molto belle, ma quello che mi colpì fu il fatto che alla fine del terzo giorno quando si doveva pagare il conto alle suore ci fu la circolazione tra di noi, tutti raccolti in preghiera, di un sacco della spazzatura
nel quale ognuno depose “quello che poteva, generosamente, pensando anche ai fratelli che non potevano pagare”.

Nel primo giro non fu raccolta la somma necessaria. Fu fatto un altro giro e la nostra catechista con parole molto sentite fece capire che c’era stato qualcosa di grandioso...: la somma non solo era stata raggiunta ma superata! La cosa aveva un sapore magico, rimasi tanto impressionata di come in mezzo a noi la gente avesse potuto essere così generosa! Poi tornerò su questo episodio.

Superato quindi il primo passaggio, si formò la nostra comunità detta "seconda Comunità”, poiché una prima esisteva già di 3 o 4 anni. La nostra comunità fu organizzata con quattro responsabili di cui uno ero io (sono una insegnante), una mia collega, due studenti universitari. Ci riunivamo regolarmente durante la settimana: una volta per preparare le letture relative alla “parola” che ci era stata assegnata, una volta per la celebrazione della liturgia della parola alla quale presenziava anche il nostro parroco, una volta per la celebrazione Eucaristica il sabato notte.

Tutto questo era molto coinvolgente, ma estremamente stancante perché si terminava in orari vicini e oltre la mezzanotte. Dopo ho capito che anche questo serviva a stancare le persone e renderle abbastanza prive di volontà. 

Io in qualità di responsabile ho partecipato ad alcune convivenze per soli responsabili, sia presso l'hotel “Ergife” di Roma sia ad Arcinazzo. La partecipazione a queste convivenze era per me assai gravosa poiché dovevo lasciare da soli i miei due ragazzi (portarmeli, come sostenevano loro, sarebbe stato per me un po’ gravoso finanziariamente) e in più due anziani suoceri di cui ero l’unica nuora.

Nel frattempo il nostro parroco si ammalò di cuore e dovette lasciare la parrocchia ad un altro sacerdote, persona buona e onesta, ma non risoluta come il nostro che riusciva a tenere testa a un certo Giovanni che era il capo dell'équipe venuta da Roma per catechizzarci.

Questo signore però era il catechista della prima comunità quindi non avrebbe dovuto aver niente a che fare con noi della seconda. lo sono di indole un po’ribelle e non accetto facilmente imposizioni per cui non volli mai imparare la fraseologia sempre uguale
che tutti ripetevano durante le celebrazioni; mi esprimevo sempre secondo la mia preparazione, confidando sempre nella Misericordia di Dio e guardandolo solo e sempre con Amore. 
Rimasi perciò molto scossa quando la moglie di Giovanni, una donna fredda e acida che non ho mai visto sorridere, durante un’omelia da lei tenuta ribadì più volte che “...chi non odia suo fratello, e badate bene che la parola detta in lingua greca è proprio odio, odio...
ecc. ecc. non è degno di Me”. Risposi a questo intervento riproponendo il Vangelo di S. Giovanni e la prima lettera, ma non feci altro che attirarmi la sua antipatia. 
  
Una volta dopo una convivenza di un giorno, durante quello che si chiamava il giro delle esperienze, mi sentii accusare da una ragazzina di essere stata poco ospitale, poiché, avendo io messo a disposizione della comunità la mia casa per l’agape della notte di Pasqua, avrei dovuto consentire non so che cosa, come canti e suoni di gente sbronza.

E mai che qualcuno dei miei confratelli si fosse preoccupato che io ero una donna vedova con regole e abitudini di una educazione per così dire all'antica! Ma le cose si complicano alla fine dell'anno del mio Cammino neocatecumenale.

Infatti la prassi prevede che dopo due anni ci sia un effettivo “passaggio” a non so che cosa. Era la fine di gennaio, mio suocero affetto da un male alla gola, aveva 82 anni, doveva essere assistito poiché dopo qualche giorno lo avrebbero operato e chi si doveva occupare di questo ero io. Fra anche la fine del quadrimestre ed ero impegnata con la scuola, e proprio in quei giorni bisognava andare a [...] per la convivenza del suddetto passaggio, Dato che [...] dista da [...] pochi chilometri, feci presente ai miei catechisti la mia situazione, proponendo loro che io avrei partecipato alla convivenza rimanendo a [...] durante il giorno, ma che la sera io sentivo il dovere morale e civile di essere a casa. Mi fu detto che dovevo esporlo a Giovanni.

Ebbi occasione di incontrarlo il 17 gennaio giorno di S. Antonio festeggiato qui da noi. Mi ascoltò con aria di sufficienza e mi disse che se non dormivo anche a [...] il Signore per me non sarebbe passato e che comunque potevo fare la “pendolare” se volevo, lasciandomi intendere che il passaggio lo avrei fatto lo stesso. Insieme ad altre 3 persone andai e tornai da [...] il venerdì, il sabato e la domenica.

Proprio la domenica c'era la cerimonia del “passaggio”. Portai i fiori per la mensa, ma siccome erano di mandorlo furono gettati via, portai un flacone di profumo “Opium” che fu in parte usato per profumare l’olio e molti dolci per l'agape che doveva seguire la cerimonia. Mi era stato detto di essere su a [...] per le 15. Quando arrivammo tutto era quasi pronto nella grande sala del refettorio delle Clarisse, una cinquantina di persone sedute in cerchio attorno all’ambone e ai fiori sul tappeto.

Ci sedemmo anche noi. Giovanni irruppe nella sala e con gesto perentorio: “Tu, tu, e tu venite con me”, disse. Con molto imbarazzo ci alzammo e lo seguimmo in una piccola stanza dove si trovava anche il sacerdote che sostituiva il nostro parroco e un certo Don [...], un prete piccolo e assolutamente insignificante in balia di Giovanni. Ci fu detto in modo villano che non potevamo fare il passaggio perché non avevamo dormito a [...] e che quindi il Signore (sia sempre ringraziato) per noi non era passato. lo mi opposi dicendo che Dio non passa a [...] o in altri luoghi, ma nella vita delle persone e mi appellai anche alla sua comprensione attraverso la mediazione di S. Giovanni Bosco di cui ricorreva quel giorno la festa. Mi rispose con grande disprezzo “... e chi è questo S. Giovanni Bosco?!".

Umiliate e maltrattate lasciammo quell’assemblea per andare a [...] dal nostro parroco malato che ci confortò moltissimo riportandoci alla razionalità. Dopo una settimana passata in modo piuttosto traumatico, ci ritrovammo, io e le altre due signore mie amiche, di nuovo insieme ai fratelli di comunità che avevano fatto il famoso passaggio per celebrare l’Eucarestia del sabato notte. Un fratello, una persona che io conosco bene, prese la parola per “l'ammonizione ambientale” che precede la funzione. Con toni deliranti parlò di una presenza in seno alla comunità, quella del demonio, ripeté più volte il concetto con un parafrasare che ci mise francamente a disagio, ci sentivamo additate come “quelle che non hanno fatto il passaggio”.

Rimanemmo per tutta la Celebrazione e vi partecipammo ancora per altri sabati come anche ad alcune liturgie della parola. Fu durante una di queste liturgie che uno dei responsabili e precisamente quello che aveva parlato della presenza del demonio, ci chiamò da parte pregando di radunare, quanto prima, dei soldi, perché c'era una comunità, forse di [...], che si accingeva a fare un passaggio e perciò, cito le sue parole:Dobbiamo fare come al solito, cioè tenere a loro disposizione una generosa cifra, caso mai non bastassero loro i soldi del primo giro di raccolte”.

Fu per me peggio di una pugnalata!!! Compresi che per noi, la prima volta era stato lo stesso. C'era stata altra gente che in qualche modo ci aveva aiutati! Era stato sempre un aiuto della Provvidenza, ma perché non dirlo chiaramente, perché celare quel senso di mistero e di magia per impressionarci!

Ne parlai col sacerdote responsabile e mi rispose che... non dovevo giudicare (?!). Non andai più in comunità.

Passato qualche tempo una mia amica mi disse che se volevo rientrare in comunità potevo andare a fare quel famoso secondo passaggio, nel quale dovevo palesare a tutti la mia “Croce”, potevo associarmi ad un'altra comunità di Roma e andare ad Arcinazzo. Risposi di no. Un anno dopo le persone con le quali ero stata in comunità per 3 anni si recavano ad Arcinazzo per lo “Shemà”. Chiesi se vi potevo partecipare come “esterna”: mi sarebbe piaciuto trascorrere qualche giorno in preghiera e raccoglimento. Mi fu risposto che dovevo parlare con il catechista capo: Giovanni.

L'idea non mi piacque per niente e risposi subito di no. Qualche giorno prima della festa annuale dedicata a S. Antonio, il sacerdote che suppliva il postro parroco sempre malato, mi chiamò dicendomi che Giovanni mi voleva parlare; risposi che non avevo niente da dirgli e non volevo vederlo, lui mi rispose di fare un gesto di obbedienza... e io, sebbene a malincuore, accettai l'invito.

Fui convocata presso la parrocchia di [...] per le ore 20.30 del 17 gennaio 1989. Pensavo di essere la sola con la quale l'équipe catechistica che veniva dalla comunità dei Martiri Canadesi di Roma, capeggiata da Giovanni, volesse parlare. Mi accorsi invece che era stato allestito una specie di tribunale per me ed altri 5 (mi pare) fratelli. Noi eravamo seduti gomito a gomito appoggati ad una parete e dalla parte opposta, di fronte a noi, gli inquisitori: Giovanni, sua moglie, |...], una signorina su 40 anni di cui non ho mai saputo il nome, il parroco di [...] e un neocatecumenale che aveva passato molti anni in India ed aveva l’aspetto di un vero indiano.

Cominciò l'interrogatorio di coloro che mi precedevano e io, mentre li sentivo articolare pietose risposte e giustificazioni, mi sentivo sempre più sgomenta e smarrita, non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. Presa dall'impazienza chiesi che mi parlassero subito altrimenti sarei andata via!

Giovanni, allora, con fare di sopportazione ed autorità offesa cominciò a chiedermi se avevo fatto il passaggio, risposi di no e che sicuramente il Signore avrebbe deciso Lui quando sarebbe stato il momento. Non poté rispondermi. Mi chiese se volevo qualcosa, risposi che mi sarebbe piaciuto andare (a mie spese) ad Arcinazzo e unirmi alla comunità per le preghiere. Rispose che non lo potevo assolutamente fare se prima non facevo il famoso passaggio. Risposi se per caso c'era qualche passo del Vangelo in cui, a chi volesse unirsi agli altri per pregare, ciò era vietato.

Inoltre ripetei che spesso e dovunque il Papa ripeteva “aprite le porte a Cristo!”, nel senso di accogliere Gesù e i fratelli e aiutarli quando si trovavano in difficoltà...

Mi rispose Giovanni: “Devi obbedire e basta! Perché, che tu lo voglia o no, noi siamo Dio!”.

Mi sembrava di sognare, nessuno intervenne e lui aggiunse “se non proprio Dio siamo i suoi angeli!”.

Di nuovo nessuno rispose, mi aspettavo una parola dal sacerdote, da qualcuno dei presenti... nulla! Di scatto raccolsi la borsa mi alzai e me ne andai per sempre!
 
Nessuno dei così detti fratelli mi ha più cercata, fatta eccezione per una mia cara amica e parente che uscì con me insieme ad altre persone dalla comunità. Questa mia amica però dopo assidue pressioni e insistenti inviti è rientrata in comunità, è una insegnante come me, ma non si è sposata, quindi è più disponibile nel senso del tempo e denaro verso la comunità. Ormai le comunità neocatecumenali non ci sono più nella nostra parrocchia, si sono trasferite altrove.

È stata un’esperienza anche questa! Io ho sofferto, ma con l’aiuto del Signore e delle persone che mi vogliono bene ne sono venuta fuori.
Devo dire però che per quello che riguarda i primi due anni di cammino neocatecumenale, esso è buono, è l’unica comunità che insegna ad accostarsi alle Scritture anche se prende troppo alla lettera l’antico testamento, e che, se guidata da sacerdoti intelligenti e capaci, catechizza veramente gli adulti. Deve restare però una scuola, un mezzo libero che aiuta la gente a conoscere e amare Dio accettando il Suo grande mistero. Se le comunità neocatecumenali devono diventare ordini religiosi allora è bene che i responsabili ne scrivano la “regola” e le persone che intendono farne parte devono sapere con chiarezza a che cosa vanno incontro.
 
(lettera firmata, da "Verità sul Cammino neocatecumenale")

13 marzo 2025

Cosa deve fare il vero cattolico la domenica mattina? Dall'annuncio di Quaresima 2025

Cosa fa il cattolico credente e praticante alla domenica mattina praticamente  da sempre possibilmente con tutta la famiglia?

Partecipa alla Santa Messa per santificare le feste, adempiendo così a un comandamento divino e a un precetto della  Chiesa.


Cosa dice invece, anzi cosa prescrive,  don Mario Pezzi, nell'annuncio di Quaresima  2025?

"Qui comprendiamo come sia importante che i genitori, siano fedeli alle Lodi la  domenica mattina, per trasmettere la fede ai nostri figli, perché crescano e si sviluppino alla luce della Parola di Dio e dalla testimonianza della fede dei  genitori, non secondo il mondo. Le famiglie che non danno importanza alle Lodi la Domenica Mattina, vedranno presto lo sbandamento dei figli e nipoti."

Il presbitero Mario Pezzi, membro dell’équipe internazionale con Kiko Argüello e Carmen Romero, cerca di vivacizzare una catechesi "copia-incolla" con alcune frasi composte a braccio, dei veri e propri mantra, come vedremo, da far rabbrividire.

Dagli albori della Chiesa Cattolica le comunità cristiane si riuniscono per celebrare la santa Messa "il primo giorno dopo il sabato", cioè  alla domenica, giorno dedicato al Signore. 

I neocatecumenali hanno invece ripristinato il sabato, incardinando alla sera del sabato, in cui la Chiesa ha fissato solo la prima delle Messe della domenica (o del giorno di festa), la Messa vespertina,  la celebrazione della loro eucarestia, solitamente dedicata ai soli fratelli di Comunità del Cammino. 

Questo nonostante per la Chiesa, di norma,  la celebrazione della Messa festiva debba vedere riunita tutta la comunità cristiana attorno al Vescovo, o a coloro che legittimamente lo rappresentano nelle parrocchie.

Evidentemente questo "particolare" sfugge e continua a sfuggire ormai da più di 50 anni ai responsabili del Cammino.

Per i responsabili del Cammino infatti  la domenica doveva essere occupata in qualche modo, per evitare che i fratelli potessero pensare di tornare alla domenica mattina in parrocchia alla tanto vituperata "messa delle 12": non bastava far iniziare le eucarestie a sera tarda, farle durare due ore e aggiungerci la festicciola finale (detta agape) così  da far rientrare a casa i cattolici a sera tarda stanchi e frastornati: molti di loro avevano il coraggio di tornare a Messa in parrocchia dopo poche ore di sonno la mattina della domenica! Così gli iniziatori del Cammino hanno istituito le "Lodi in famiglia", cioè la lettura del Salterio con canti del Cammino e accompagnamento di chitarra, preghiera silenziosa, con risonanze, presieduta dal capofamiglia nelle veci di presbitero con tanto di benedizione finale: da fare, guarda caso, alla domenica mattina...

Le "Lodi in famiglia"  sostituiscono così, negli intenti degli iniziatori del Cammino, la partecipazione alla Messa domenicale, cosicché le famiglie siano in qualche modo obbligate alla frequenza della eucarestia della comunità del sabato (obbligo che decade se alla domenica c'è una convivenza con la eucarestia celebrata sempre strettamente con la Comunità neocatecumenale).

E pazienza...

Ciò che non si può veramente sopportare è l'obbligo per le famiglie di attenersi a questa scaletta, che costituisce una delle domande negli interrogatori-scrutinio, al punto tale che persino i bambini vengono interrogati dal didascalo (catechista per i bambini) sul fatto che i loro genitori si premurino di fare e di far fare loro le Lodi alla domenica: non al sabato  o al lunedì: alla domenica, al posto della frequenza alla Messa parrocchiale.

Motivo per cui negli ultimi anni i neocatecumenali si sono proposti di fare catechismo anche per le Comunioni, oltre che per la Cresima e il dopo-Cresima, naturalmente  con il proprio mamotreto: la frequenza dei figli infatti alla dottrina in parrocchia e la conseguente partecipazione alla Messa sempre in parrocchia, avrebbe potuto produrre (e lo faceva!) i "nefasti" effetti di allontanare dalla Comunità i bambini e i genitori che li accompagnano,  di ridimensionare regole e obblighi, di abiurare alla "fede nel Cammino", che evidentemente non si concilia alla fede cattolica, eccetera.

E il presbitero don Pezzi ci mette su il carico da undici: i genitori trasmettono la fede (a questo punto dobbiamo specificare "la fede neocatecumenale") ai figli, pena lo sbandamento di figli, nipoti e di tutta la discendenza...

Solite frasi che ormai siamo abituati a sentire dalla bocca dell'anziano presbitero che promette ai dissidenti o ai tiepidi pene temporali ed eterne: quando va male, fuori dalla comunità  c'e l'inferno, quando va bene, se non si fa "bene" il cammino (adempiendo a tutti i suoi obblighi) bisogna rifarlo daccapo in purgatorio.

D'altronde egli stesso, già figlio di famiglia credente e già prete,  ha appreso la "vera" fede solo dalla bocca di Kiko Argüello e Carmen Hernandez, secondo quanto ha dichiarato più e più  volte, persino nel corso di un'intervista televisiva.




 

 

12 marzo 2025

Annuncio di Quaresima 2025: "Mamma, ho fame!"

Afferma Ascension Romero, membro "ad esperimento" della equipe internazionale del Cammino neocatecumenale, nell'Annuncio di Quaresima 2025:

"Leggendo in questi giorni Carmen,  lei diceva: “Il Signore mi ha dato un così grande amore a Cristo già da piccola, che per esempio eliminavo lo zucchero”: lo faceva per amore a Cristo. Noi siamo  stati educati nella Chiesa a sacrificarci un po' per amore a Cristo. 
Ricordo che  negli anni sessanta, negli anni difficili della indipendenza del Congo, le monache  del collegio ci insegnavano a offrire sacrifici, piccole cose, per i bambini del  Congo, dove c’era guerra. (...) Nella Chiesa ci insegnavano a fare piccoli sacrifici, come non mangiare caramelle o qualche altra cosa, ad offrire un sacrificio per questi che soffrivano  ed era un modo di unirsi alla passione di Cristo per tutti gli uomini.
È una cosa  buona insegnare ai bambini a morire un po', a sacrificarsi, a morire un poco;  questo è importante soprattutto nei venerdì della quaresima: il digiuno a pane e  acqua che facciamo in famiglia: è una sofferenza, forse i bambini dicono: “Ho  fame”, ma così imparano un pò a morire, non appoggiandosi sulle proprie forze,  ma a cominciare guardando a Cristo crocefisso."

 Ebbene, ricapitoliamo:

Digiuno e astinenza sono previsti e normati dal Codice di Diritto Canonico, che prescrive, con il Canone 1251:

  • Si osservi l'astinenza dalle carni o da altro cibo, secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale, in tutti e singoli i venerdì dell'anno, eccetto che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità; l'astinenza e il digiuno, invece, il mercoledì delle Ceneri e il venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo. 
Ma di seguito specifica, con il Canone 1252:
  • Alla legge dell'astinenza sono tenuti coloro che hanno compiuto il 14° anno di età; alla legge del digiuno, invece, tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato. Tuttavia i pastori d'anime e i genitori si adoperino perché anche coloro che non sono tenuti alla legge del digiuno e dell'astinenza a motivo della minore età, siano formati al genuino senso della penitenza. (Canone 1252)

In sintesi, la disciplina della Chiesa esenta i bambini, i malati, le donne in gravidanza, gli anziani dalle prescrizioni alimentari, mentre prescrive che i bambini siano "formati al genuino senso della penitenza", che solitamente si traduce in piccoli atti di privazione volontaria, di carità  e in buone azioni.

 


Ascension ricorda infatti che a lei, quando era bambina, le suore hanno insegnato a fare piccoli sacrifici, a rinunciare per esempio alle caramelle, a raccogliere offerte per i bambini bisognosi.

Carmen Hernandez, iniziatrice con Kiko Argüello del Cammino neocatecumenale, che viveva in una famiglia cattolica di una generazione precedente a quella di Ascension (era nata nel 1930) ed aveva certo ricevuto una formazione religiosa ancor più stringente, ha ricevuto lo stesso insegnamento, quello di fare  "fioretti", piccoli sacrifici per amore di Gesù e del prossimo: nel suo caso, rinunciava allo zucchero. 

Bene. Si tratta ora di capire come mai queste istruzioni della Chiesa, sagge, equilibrate e adatte alle età, si traducono con l'obbligare a digiunare i propri figli "a pane e acqua" (che non è comunque  il digiuno canonico, che consente un pasto completo e due refezioni), e di comprendere come i fioretti e la rinuncia alle caramelle o allo zucchero nel caso di Carmen da bambina (che è presentato come un atto di amore eccezionale a Dio) siano stati sostituiti, per i bambini del Cammino, dalla privazione di cibo, cioè da pane e acqua a colazione, pranzo e cena.

Cioé  si tratta di comprendere come uno o più atti volontari di rinuncia o di privazione (è  il bambino stesso a decidere a cosa intende rinunciare, come Carmen con lo zucchero) e  atti sempre volontari di carità siano sostituiti da un obbligo: il venerdì i piccoli di famiglia sono tenuti, come gli adulti (perché lo prescrive il Cammino, non la Chiesa) a digiunare a pane e acqua.

Insegnare un "genuino senso penitenziale" sarebbe sentirsi dire dai propri bambini “Ho   fame” e rispondere loro  "Così impari un pò a morire"? 

In appendice, c'è  da chiedersi quale lezione di coerenza ci venga da parte di Kiko Argüello e di Carmen Hernandez che mai si sono astenuti dal fumo; Kiko addirittura dichiarava - e faceva dichiarare ai catechisti che ripetevano a memoria i suoi mamotreti - che era inutile rinunciare alla "sigarettuccia". Si vede che loro sapevano già tutto e non dovevano "imparare" nulla...

 

 


11 marzo 2025

Neocatecumenali e Terrasanta: dall'annuncio di Quaresima 2025

Scriveva Cristina Amoroso in un articolo de Il faro sul mondo dedicato alla Domus Galilaeae:

"A parte le stranezze liturgiche, o l’uso improprio dei simboli ebraici, l’iniziatore del Cammino NC si intestardisce a rispolverare i contenuti antichi della religione cristiana, e con essi i simboli, che lui chiama “segni” perché devono avere una forte riconoscibilità semantica per i fedeli. Le radici con Israele non vanno negate, ma altra cosa è importarne massivamente i simboli nella fede cattolica assegnando loro un posto preminente nell’iconografia, nel linguaggio e nei rituali, come se il cattolicesimo fosse la versione attuale dell’ebraismo antico.
E’ l’amore neocatecumenale per il mondo – come sostiene Kiko – che abbraccia cristiani ebrei e musulmani in un atto di redenzione sul monte delle Beatitudini, in una terra devastata quale è la Palestina? La “Chiesa parallela” come ebbe a chiamarla l’arcivescovo di Catania? O forse non è un’altra faccia del cristianesimo sionista coccolato da Israele?
"

 

Domus Galilaeae

Con la definizione "cristianesimo sionista" si intende una certa frangia dell'evangelismo protestante (cui le pratiche e le idee coltivate nel Cammino neocatecumenale spesso si ispirano) che, oltre a mantenere una posizione di sudditanza culturale e religiosa rispetto al popolo eletto, sposa le idee più  oltranziste e imperialiste di alcune sue componenti: il tutto è  condito da una fervida visione apocalittica, quella, per intendersi, che fa credere a Kiko Argüello,  e di conseguenza a tutti i neocatecumenali,  di poter essere rapiti in cielo, come chiesa eletta da Dio, nel corso della veglia pasquale prolungata per tutta la notte, mentre cioè la chiesa "ufficiale" dorme in attesa della domenica di Risurrezione.

Pronti per il rapimento?

Sia come sia: il Cammino neocatecumenale, nato alla fine degli anni '60 dello scorso millennio come un'esperienza volta a formare piccole comunità di cristiani "adulti nella fede"  che vivono assieme nella comunione dei beni e nella lode, secondo l'idea o ispirazione originale di Kiko Argüello, sull'impulso di Carmen Hernandez si è radicato nella Terra Promessa con la costruzione prima della Domus Mamre, poi della Domus Galilaeae sul lago di Genezaret e, in fase di progettazione-costruzione, con la Domus Jerusalen sul Monte degli Ulivi; questa dimensione alberghiero-sionista sta assorbendo gran parte delle energie progettuali ed economiche del Cammino Neocatecumenale.

 

Yeshivah ebraica (Domus Galilaeae)

Infatti le iniziative messe in campo e comunicate anche in occasione del recente Annuncio di Quaresima 2025 sono tutte centrate sulla Terra Santa  in particolare per affrontare le spese di manutenzione e conduzione della  Domus Galilaeae e, in prospettiva, quelle della costruzione dell'altra Domus.

A spese di chi?  Ma dei propri adepti, naturalmente!

Infatti ecco le iniziative messe in campo e comunicate nell'unica sezione interessante e viva del documento di Quaresima 2025, quella degli avvisi, a cura della segretaria associata all' equipe internazionale,  Ascension Romero:

1) Volevo ancora dire una cosa, ricordare che possiamo andare in Israele, di  non avere paura, di incoraggiare i fratelli, tutti quelli che sono andati in questo  mese, sono stati contentissimi, è tutto vuoto, allora non abbiate paura,  incoraggiate i fratelli.  

Di cosa si tratta? Si tratta delle convivenze in Israele organizzate a fine Cammino (tappa dell'Elezione), per ripetere il Battesimo nel Giordano, e cinque anni dopo per fare la tappa del Matrimonio spirituale, promettendo eterna fedeltà a Dio, al coniuge (se c'è) ma soprattutto al Cammino neocatecumenale, quest'ultima registrata in un contratto nuziale, una Ketubah, siglata per tutti dal capo responsabile della comunità.

Il soggiorno viene effettuato presso la Domus Galilaeae, ad un prezzo di tutto rispetto,  visto che la quota individuale sorpassa di gran lunga quella prevista dalle normali agenzie di viaggio per un soggiorno  in Terra Santa.

Quindi in sintesi quello fatto nell'annuncio di Quaresima 2025 è un invito ad andare a contribuire al mantenimento della Domus Galilaeae, approfittando del fatto che, qual gaudio, c'è una guerra in corso quindi è  "tutto vuoto" (ma, se è tutto vuoto, un motivo ci sarà?)

Tavole della Legge (Domus Galilaeae)

2) "Incoraggiate anche i preti per andare all’anno di immersione, un anno di  studio in Terra Santa nei luoghi santi, c’è ancora tempo per i presbiteri per chiedere la possibilità di andare per un anno. Incoraggiamo i preti."
Seconda iniziativa: preti in anno sabbatico in Terra Santa. Alloggiati dove? Ma alla Domus Galilaeae. Per fare cosa? Per confessare, fare celebrazioni e amministrare sacramenti ai turisti forzati del Cammino. A spese di chi? Sempre delle comunità di origine e delle comunità ospiti. Quindi altre risorse che affluiscono alle sempre bisognose e pericolosamente vuote casse della Domus.
 

3) "Ancora vi invito a fare la colletta per sostenere la convivenza dei vescovi  alla Domus nella settimana di Pasqua"

Kiko aveva detto:

"In questa quaresima vi invitiamo a fare una colletta per la convivenza dei  vescovi che faremo la settimana in albis in Israele. Ci sono più di 200 vescovi;  vediamo come ci aiuta il Signore. Ci sono vescovi nuovi e anche vescovi di  diocesi dove ancora non c’è il Cammino. Sarà un evento molto importante; per  questo vi chiediamo aiuto."

I vescovi, nuovi e non del Cammino, ma anche vescovi "rodati"  e già fidelizzati,  hanno un soggiorno gratuito, persino il viaggio viene pagato. Da chi? Sempre dai Pantaloni del Cammino, i fratelli neocatecumenali che hanno promesso fedeltà eterna al Cammino al punto tale che anche nell'aldilà pare che debbano continuare a frequentare la propria comunità di appartenenza, e nell'aldiqua  devono sovvenire  ad ogni necessità. 

Chiuso alla domenica (...)

In conclusione, la presenza in Terra Santa del Cammino Neocatecumenale è fonte di continuo esborso da parte dei suoi aderenti, oltre che di corvee gratuite di un esercito di neocatecumenali in qualità di manutentori, guardiani, camerieri, sguatteri, cuochi, intrattenitori, assistenti spirituali ecc ecc.

È lecito supporre che alla fin fine, soprattutto se verrà  costruita la Domus Jerusalen sul Monte degli Ulivi, con la stessa faraonica dispendiosità della Domus Galilaeae, il Cammino neocatecumenale dovrà utilizzare tutte le proprie risorse (cioè  quelle dei propri aderenti) per mantenere la propria presenza in Israele, forse per adempiere al sogno (sionista?) di Carmen Hernandez.

In attesa del giorno del giudizio? Lo vedremo...

Il Giudizio Universale (Domus Galilaeae)