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31 marzo 2025

Pericolo: nel Cammino potrebbe infiltrarsi la pietà

Sempre dall'Inizio corso 2024/2025, diamo spazio a una raccomandazione cui è stata data grande evidenza: il pericolo delle "infiltrazioni".

Escludendo che si parli di problemi idraulici, ci si potrebbe chiedere chi sarebbero costoro che si infiltrano pericolosamente nelle schiere compatte del Cammino neocatecumenale? Quali pericolosi figuri osano turbare la quiete delle salette, ove tutto procede secondo i criteri stabiliti da sempre: celebrazioni, collette, catechesi, collette, convivenze, collette, scrutini, collette, passaggi, collette, viaggi e collette? Chi può introdursi nelle stanze ove solo le comunità possono riunirsi, nelle cripte ove solo le comunità possono celebrare l'Eucaristia e qualunque "faccia nuova" ha bisogno di permessi e presentazioni e viene controllata a vista un po' da tutti?
Che cosa può mettere in pericolo la tranquilla routine dei gruppi neocatecumenali, oltre ai parroci "faraoni" che pretendono che frequentino la Messa in parrocchia o rifiutano le decisioni dei supercatechisti regionali o non vogliono tabelloni dorati o corone misteriche nelle proprie Chiese?
 
da neocatecumeniincammino.wordpress.com

Non lo immaginereste mai: ciò che rischia di infiltrarsi pericolosamente nelle piccole comunità cui la Madonna avrebbe raccomandato di vivere in umiltà,  semplicità e lode, sono i buoni sentimenti, la "mentalità sentimentale", o meglio ancora, e semplicemente la pietà.

Raccomanda infatti don Pezzi nella convivenza di Inizio Corso, e anche questa raccomandazione è stata trascritta per essere fedelmente ripetuta a tutte le Comunità  neocatecumenali in tutto il mondo:

"Vorrei fare qui un richiamo anche ai Presbiteri e ai catechisti del pericolo della infiltrazione, soprattutto nei diversi passaggi, di una mentalità sentimentale"

Abbiamo già parlato degli scrutini neocatecumenali, degli esami cioè che ogni neocatecumenale deve poter superare per passare alla tappa successiva: di come ciascuno, rispondendo alle domande di un questionario, deve rendere conto di aver fedelmente seguito le indicazioni date dai catechisti: si tratta di adempimenti come il fare le lodi la domenica mattina con tutta la famiglia invece di andare a Messa in parrocchia, essere andati a bussare per le case come fanno i Testimoni di Geova, aver suonato il tamburello nelle manifestazioni del Cammino in piazza, ma anche di azioni o disposizioni che riguardano la propria vita personale come la scelta degli studi, il matrimonio o la propria vocazione di vita, l'aver dato soldi "ai poveri", cioè  principalmente al cammino, oppure anche intime, come la propria vita sessuale, non solo per verificare che le coppie fertili siano "aperte alla vita" , ma anche per verificare che nelle coppie si consumino regolari rapporti sessuali (la domanda "come va con il tuo sacramento" viene rivolta anche agli anziani senza limiti di età).

Ebbene, deve essere giunto all'orecchio delle alte gerarchie del Cammino che questi scrutini  sono, a volte e da qualche catechista non "illuminato", condotti con una "mentalità  sentimentale", cioè  con rispetto umano, con cristiana pietà,  o, solamente, con quel rispetto della coscienza di ciascuno e della sua intimità  che, negli Statuti del Cammino è esplicitamente previsto: in tale documento  infatti, che solo se rispettato rende il Cammino neocatecumenale una realtà  approvata dalla Chiesa,  all'art.19 §2, nota 79 si legge:

§ 2. Gli scrutini, ispirati all’itinerario catecumenale dell’OICA, aiutano i neocatecumeni nel loro cammino di conversione, nel rispetto della coscienza e del foro interno, secondo la normativa canonica.

Che gli scrutini neocatecumenali  abbiano completamente stravolto e prevaricato l'impostazione catecumenale del documento del Rito di Iniziazione dei Cristiani Adulti al battesimo, lo abbiamo già ricordato.

Ma si vede che non basta: nelle comunità  neocatecumenali si sta "infiltrando" il rispetto della normativa della Chiesa e dei propri stessi Statuti e quindi ecco la solenne tirata d'orecchie del decano dei presbiteri del Cammino.

Infatti continua don Pezzi:

"I criteri di discernimento, sul cambiamento della vita nei rapporti con gli altri, con se stessi e con Dio, derivano dalla Parola di Dio, che è vera e vuole il nostro bene. A volte, per farsi sentimenti di pietà, non osiamo dire la verità e con questo ritardiamo l'autentica conversione dei fratelli a Gesù Cristo".

Abbiamo già detto che i criteri di discernimento con cui nel cammino neocatecumenale si giudica se il candidato passi alla tappa successiva non hanno  necessariamente a che fare nè con la Parola di Dio nè con i precetti della Chiesa; ma, posto che, per caso, essi coincidessero, i catechisti dovrebbero valutare il candidato per i "segni esterni" che dà della propria adesione ai dettami della Chiesa: questo vuol dire che non sono previsti interrogatori, non è  previsto mettere le persone davanti alla "verità", magari chiedendo l'intervento di coniuge, familiari o fratelli di comunità  presenti, né  tantomeno, è previsto che, in modo diretto o indiretto, il presbitero rischi di non rispettare il sigillo confessionale.

Invece non solo tutto questo purtroppo avviene, ma deve avvenire, e deve essere portato a termine in modo "impietoso", cioè è  vietato "farsi sentimenti di pietà".

Ecco qual'è il grande "pericolo": che nel Cammino si "infiltri" la pietà,  ci si comporti cioè  con rispetto umano, delicatezza, comprensione.

La "verità" (la verità  di chi? Quella del catechista ispirato? O quella del presbitero che fa pure il confessore?) va sbattuta in faccia senza pietà  e davanti a tutti: questo è  il modo in cui nel Cammino neocatecumenale si fanno "convertire" le persone!

Per quel che serve, segnaliamo questa esplicita infrazione allo Statuto, ancor più  seria dal momento che viene dall'équipe internazionale, cioè dai vertici del Cammino; e ci complimentiamo invece con chi sta cercando di cambiare registro "dal di dentro" cercando di introdurre nel Cammino qualcosa di nuovo e di bello: l'amore vero verso il prossimo, la pietà, l'umana comprensione.





22 marzo 2025

Il mio secondo scrutinio: la paura, il danno, la ferita

IL MIO SECONDO SCRUTINIO. LA PAURA.

Leggere le testimonianze dei secondi scrutini mi ha messo in subbuglio. Tutta l'atmosfera di paura e di vulnerabilità che è stata descritta mi ha riportato  dei ricordi di un passato che non rivivo con piacere. 

Voglio parlarne per poterlo rigettare cosicché non mi rimanga dentro come un assillo che mi fa male come se l'avessi vissuto appena ieri. 

Per cominciare, abbiamo fatto la convivenza nella Valle dei Caduti con altre comunità di Madrid. In quei casi, l'équipe che guida la convivenza non è  composta da catechisti di una sola parrocchia ma è formata dalle coppie responsabili di catechisti o capi catechisti, per così dire, di ogni parrocchia.

Poi si ripartiscono i compiti:  alcuni fanno la catechesi delle Vergini stolte, altri quella dei Talenti, quella dell'Eucaristia, quella dei nuovi salmi (che era proibito cantare prima di quel passaggio).

Il nostro catechista era un uomo alto e corpulento. Sempre molto ben vestito (anzi direi molto elegante), si vedeva che la sua posizione sociale era buona e che doveva essere un professionista con una posizione importante.

Dico tutto questo perché la sua immagine trasmetteva molta autorità, condita con una certa spavalderia e un modo di essere asciutto e tagliente. Il tipo di persona che incute paura anche senza dire una parola. 

PAURA. DISSOCIAZIONE: Era in grado di incrociarti in un corridoio, fissandoti per metri e metri, senza neppure rispondere al tuo timido "ciao". 

Carmen come modello

DANNOSO. INSINUANTE: Un tipo 'fico': non perché lo dico io, era qualcosa che lui stesso conosceva e sfruttava. Gli piaceva molto di potersi permettere d'essere ciò che era. So che a molte persone del Cammino non andava giù, né tra la gente comune (catecumeni) né tra le alte sfere (catechisti responsabili di altre parrocchie). 
 
Nessuno poteva competere con lui. Era un ottimo organizzatore, molto intelligente e veloce, molto efficiente. Non mi sarebbe piaciuto essere nei panni dei suoi inferiori al lavoro. Nell'arcidiocesi godeva di una buona reputazione e si interessava di una serie di questioni che ovviamente gli erano state espressamente delegate. 
Aveva un altro lato, era molto tenero e sensibilone, scoppiava in lacrime quando stava soffrendo per un qualche evento molto duro della propria esistenza, in particolare per quegli eventi di cui si parla nel Cammino e che diventano leggenda. 
Quindi vederlo così dopo che ti ha torturato produce uno strano conflitto interno. Improvvisamente ti rendi conto di poter provare pietà per lui, come se fosse un ragazzone che si comporta  da boss, ma che in fondo non è poi così male, ha il suo cuoricino. 
Avere un tale catechista aggiunge un qualcosa in più alla paura. 
 
ERA TEMIBILE E TEMUTO. Non era prevedibile. Non sapevi mai dove sarebbe andato a parare. Era un vero segugio.  Mirava a farti fuori e a sbranarti. La sua equipe doveva sempre intervenire a fermarlo. Questo tizio avrebbe fatto un buon tandem con Rafael il Crudele e qualcun altro di quel genere.  
Nel Cammino si dovrebbe sostituire "carogna" a "categoria". 
Più un catechista è carogna, maggiore è la fama e la gloria che lo precedono.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: IL DANNO 

La prima prova di cosa fosse lo scrutinio l'abbiamo avuta  proprio in convivenza. Ciascun capo  catechista estrasse (tramite il pezzo di carta preso a caso dalla borsa) uno dei suoi catecumeni. 

È toccato a una signora sulla settantina. Una brava donna, tutta una vita nella Chiesa, sempre prudente e molto affettuosa con tutti, disponibile, sempre di buon umore. Una donna incantevole. Formazione universitaria e impegnata nella ricerca. Voglio dire, non una persona non preparata. 

Il macellaio iniziò ad affilare i suoi coltelli. La brava donna lesse le sue risposte al questionario e impiegò al massimo un minuto per leggerlo. 
Non poteva essere. Questo non poteva essere. Una donna senza grandi complicazioni nella propria vita, tutto troppo facile. Lì di certo c'era un demonio rinchiuso lì, ben annidato. Questa è la mentalità del Cammino. 

Per loro, tutti dobbiamo avere una storia passata raccapricciante, piena di ribellione e maledizione, che non accettiamo, un presente in cui finalmente ti vedi come sei, un sacco di sterco pieno di peccati indicibili e nascosti, e ovviamente alcuni idoli alti come cattedrali per tutti quegli argomenti a cui puntano sempre: sesso, denaro, potere, prestigio eccetera. 

 
Catechisti sprovveduti giocano a emulare Freud

Ma per quanto la torturasse davanti a duecento persone, la brava donna non diceva di più, per cui la rabbia e la frustrazione del catechista erano al massimo.  
 
Dato che eravamo in tanti nella mia comunità, i giorni degli scrutini furono  numerosi, come maratone. Dovevamo fare un digiuno assoluto dal mattino, come ci dicevano i nostri catechisti per "stare in tensione". Il digiuno era un'arma per combattere le tentazioni del diavolo, che durante questo passaggio sarebbero state fortissime. "Il nostro corpo ci chiede sempre di dargli un contentino, con il digiuno combattiamo". Era un clima dantesco. 
 
Salvo alcuni casi - guarda caso proprio i figli dei catechisti di altre parrocchie, i propri figli (non capisco come i genitori possano scrutinare i propri figli) - ci sono state situazioni in cui molti hanno stretto i pugni per sopportare l'indignazione e la rabbia di vedere come maltrattavano un fratello di comunità in quel modo. 
In generale, stavamo tutti passando un brutto momento, tu soffri vedendo il dolore degli altri seduti lassù e trattati come stracci, soffri per te stesso. Ci sono stati momenti in cui i nostri cuori ci saltavano in bocca per le palpitazioni che ci davano. Urla del catechista che dovevano stare ad ascoltare fino a notte fonda, una violenza scatenata, al punto che hanno dovuto trattenerlo mentre si scagliava contro un fratello "che non si apriva, che era chiuso da un demonio", che quasi lo picchiava. 
 
Ha gettato a terra con furia, quell'agenda in cui si prendono appunti per ognuno che siede sulla sedia della tortura. Suppongo che in tutte le comunità sia così. Nella mia parrocchia, tutti i catechisti dell'équipe avevano la loro agenda, suppongo che quando devono decidere se un fratello passa il passo (ci vuole la ridondanza) per ognuno consulteranno l'agenda e la metteranno in comune. 
 
È molto spiacevole stare lì seduti e che mentre parli, chi ti scrutina prende appunti, oltre al fatto che si passano dei foglietti tra i catechisti e li mandano a chi ti fa lo scrutinio, come per dargli degli indizi "vai da questa parte" o "tira dall'altra". È una sensazione di assoluta vulnerabilità, tutto ti fa sentire un verme che ha a malapena il diritto alla vita, cieco com'è, per i suoi tanti peccati e per l'adorazione di tutto tranne che di Dio. Tutti concentrati sul far incrinare la tua sicurezza in pubblico, ti distruggono, ti fanno crollare. 
 
E la cosa più terribile è che quando ti hanno lasciato andare e hai potuto tornare al tuo posto, ti hanno detto: "coraggio fratello, Dio ti ama". Come possono dirtelo dopo che ti hanno violentato psicologicamente in nome di Dio? Dio non fa queste cose! Veramente è  una paranoia.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: LA FERITA. 

Dopo aver descritto quell'atmosfera della “Casa del Terrore”, racconterò la parte più importante del mio secondo scrutinio. 
Voglio vomitare questi ricordi, ogni volta che riemergono mi fanno ammutolire, mi si torcono le viscere. Cosicchè, svuotando lo stomaco, potrà iniziare il miglioramento. 
 
Ero una giovane ragazza molto timida e abbastanza tranquilla. La mia autostima era sparita da anni. Avevo già ricevuto alcuni colpi dalla vita. Un fratello che fu colpito in poche ore da una malattia allora incurabile, all'età di 9 anni. Aver perso tutto, la nostra casa, la nostra scuola, i nostri compagni di classe... a causa di una drammatica situazione finanziaria, c'erano giorni in cui non avevamo da mangiare.
 
Indossavamo abiti che alcune signore molto eleganti ci hanno regalato. In piena adolescenza, indossavo abiti da signora perché non avevo nient'altro. Non potevo uscire di casa come faceva il resto dei giovani perché non avevamo un soldo. Non potevo usare i mezzi pubblici. Comunque, tutto così. Ero un vero mostro. Piaccia o no, non potevo passare inosservata. Cosa ci fa una ragazzina di 16/17 anni con indosso una blusa di raso con dei pantaloni già color di ala di mosca da vecchi tempi (avevo solo quelli) e le scarpe della nonna? Il solo fatto di uscire era per me un supplizio. 
Questo aspetto è essenziale per comprendere parte del mio scrutinio. 
 
Non occorre essere molto smaliziati per sapere dove sarebbe arrivato uno degli affondi. La mia immagine era la più antifemminile del mondo. Sembravo tutto tranne una giovane ragazza nell'età in cui si comincia a flirtare con i ragazzi, a truccarsi, con le gonnelline, i capelli ben pettinati... civetteria, insomma. Non indossavo nemmeno orecchini (e mi tagliavo da sola i capelli). Conclusione: non ero femminile. 
 
Per contro, stavo vivendo una situazione di abuso psicologico e fisico da parte di una persona che non citerò perché irrilevante, che comunque non aveva niente a che fare con il Cammino. Questa situazione di abuso e umiliazione andava avanti da molto tempo. Si trattava di un uomo. Lo sottolineo perché è importante anche per l'interpretazione che i catechisti avrebbero fatto della mia vita. 
Venne anche fuori che  mi ero ribellata a quella situazione, e che era  stata una sofferenza davvero intensa e sostenuta, non una questione di un giorno o due. 
Vivevo continuamente nella paura, sapendo che avrei sofferto ancora ma senza poter fuggire o avere il controllo di nulla. 
 
È necessario chiarire che a quel tempo in Spagna non si parlava di questi argomenti, era un tabù, qualcosa che rimaneva nella più stretta privacy. Ora la società è consapevole che queste cose vanno denunciate. Ma allora no. Non potevi parlarne con nessuno, dovevi tenerlo nascosto. C'era quella filosofia del "sarà per qualcosa", "avrai fatto qualcosa". Il senso di colpa era devastante. 
 
In conclusione, mi hanno chiesto se amavo quella persona nonostante il danno che mi stava facendo. Ho risposto di no. Era ovvio. Mi hanno chiesto se dal mio cuore veniva fuori  un giudizio. Ebbene sì, certo, era la cosa più normale, no? Vengo ora alle conclusioni che ha tratto la mia catechista - illuminata dallo spirito santo di contrabbando - e le relative sentenze per poter continuare il Cammino.
 
'Fanciulla, io ti dico, alzati!'
Chi non fa come Gesù,
non è suo discepolo

Sentenza n° 1:
 
Non ami il tuo nemico, devi amarlo come Dio ama te. Con i tuoi peccati maltratti Gesù Cristo mentre Lui ti ama senza limiti, sei sua nemica quando Lui dà la sua vita per te.
Devi scusarti con quella persona che ti fa questo e dirgli che non lo accetti, che lo giudichi quando ti maltratta, ma che Gesù Cristo è in grado di trasformare il mio cuore di pietra. Che Egli mi invita ad amarlo nella dimensione della croce con un amore che il mondo non conosce, bla, bla, bla... 

Mi ci sono voluti un anno o due per realizzare ciò che i miei catechisti mi hanno mandato a fare in nome di Dio e della Chiesa, ma siccome mi avevano chiesto se lo avrei fatto, se avrei obbedito loro, e ho detto di sì, avrei potuto passare il Secondo Scrutinio. 

Fare quello che mi era stato ordinato per seguire Cristo era qualcosa che era impossibile per me e ogni giorno che passava senza che lo facessi era come sentirmi ripetere nella mia mente che non amavo Dio. E che se Dio non mi amava allora mi aspettava solo di essere gettata nel fuoco eterno, perché fuori del Sentiero in cui Dio mi aveva messo, c'era solo la morte, l'inferno. 

Sono arrivata al D-day per pura disperazione. Non potevo più sopportare quella tortura mentale. Meglio un tempo d'inferno che l'inferno eterno. Quando ho avuto quella persona vicino, decisi di iniziare a camminare verso di lui. Ero paralizzata, le mie gambe non mi rispondevano. Le braccia e le mani si muovevano in modo incontrollabile, come se avessero uno spasmo. La testa lo stesso. La mia bocca era asciutta e il tremito non mi permettevano di pronunciare una parola. Sono scoppiata a piangere quando era a mezzo metro di distanza. Gli ho detto tutto quello che mi hanno ordinato di dire. Ero spaventata a morte. Non sapevo se mi avrebbe schiaffeggiato e buttato a terra. Era qualcosa di così irrazionale, così innaturale, che era come se il tempo si fosse fermato. Non riuscivo a vedere, letteralmente. Non lo vedevo nemmeno più. Penso che sia stato puro panico. Non mi ha picchiato, si è limitato a  oltraggiarmi, insultarmi, umiliarmi, ma non mi ha picchiato. 

Un miracolo grazie all'aver confidato in Dio. Questa la mia interpretazione di allora. 

I catechisti mi avevano detto inoltre che dovevo scusarmi da allora in poi ogni volta che lo odiavo e lo giudicavo nel mio cuore, perché ovviamente ero una superba che si credeva migliore di quella persona, quindi la mia umiltà sarebbe venuta dal riconoscere davanti a quella persona, ogni volta  che era necessario, che per i miei peccati l'ho giudicata e non l'ho amata. 

OGNI VOLTA CHE RICORDO QUESTO PROVO MOLTA RABBIA. LA CHIESA NON MI AVREBBE MAI PARLATO IN QUESTO MODO O NON MI AVREBBE MAI IMPOSTO QUESTA "PUNIZIONE" IN NOME DI DIO PER LA MIA CONVERSIONE

Sentenza n° 2: 

Non sei femminile e odi l'uomo per quello che ti fa. Il demonio ti sta mettendo davanti la figura dell'autorità, la figura maschile, come qualcosa di orribile che non accetti.
Conclusione: sei lesbica perché rifiuti gli uomini e perché li andrai a vedere sempre tutti come abusatori. Ecco perché non sei femminile né ti vesti bene e vai in giro con quel look. D'ora in poi dovrai venire alle feste con il trucco, con una gonna, con una borsa, tacchi alti, ecc. Verificheremo anche se lo fai perché ti vedremo in giro per la parrocchia (a volte uno di loro veniva a darmi la pace nell'Eucaristia e mi guardava le orecchie per vedere se portavo gli orecchini). 

Naturalmente mi sono alzata da quella sedia con il cuore spezzato. Odiavo essere vestita come una signora di 60 anni, mi vergognavo di uscire così per andare a lezione, ecc. Ma a questo ora dovevo aggiungere che sembravo una lesbica, un maschiaccio. 

Come potevano mettermi come condizione per poter seguire Cristo che mettessi gli orecchini se non avevo soldi nemmeno per poter andare a scuola in metropolitana? Tacchi alti, borsa, trucco, vestiti femminili delle ragazze della mia età...? Non potevo farlo... chi me li regalava? 

In altre parole, da una parte risultava che Dio stesso si era impossessato della nostra casa e di tutti i beni di famiglia per farci cadere l'idolo di non so cosa. Dio stesso aveva ucciso anche mio fratello perché cercassimo la fede perché altrimenti non avremmo reagito, non ci saremmo convertiti. ESATTAMENTE COSÌ È STATO INTERPRETATO E DETTO IN PUBBLICO. E si scopre che ora Dio voleva che comprassi tutto ciò - cosa che non non avevo i mezzi per fare - per poter essere sua discepola. Avrebbe dovuto fare il miracolo dei pani e dei pesci, ma con orecchini e sottane e tutto il resto.

Credevo che i catechisti fossero illuminati dallo Spirito Santo, ma non potevo seguire quel Dio che mi chiedeva cose del genere. Non capivo Dio, davvero. Quel Dio, no. Quindi il mio secondo scrutinio è servito a moltiplicare esponenzialmente la mia autostima negativa al meno infinito, i miei sensi di colpa, la mia convinzione mentale che anche l'abuso era per la mia conversione, che era qualcosa di caro a Dio affinché potessi sperimentare come sa amare veramente un discepolo di Cristo. 

Inoltre, mio ​​fratello, un bambino di 9 anni, aveva dovuto morire perché né la mia famiglia né io capivamo che Dio ci stava chiamando. Più sensi di colpa e più odio per se stessi... E così di seguito. 

UNA FERITA CHE SEGNERA' LA MIA VITA PER SEMPRE. DELLE INTERPRETAZIONI NEL NOME DEL CAMMINO, OVVERO, IN NOME DEL LORO DIO, TOTALMENTE OPPOSTE AGLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA E DEL VERO DIO.

 

(da: Lapaz)





17 luglio 2022

Quando i catechisti in parrocchia sono neocatecumenali

Pubblichiamo una lunga e meditata testimonianza di  lettori cattolici che, pur non avendo frequentato il Cammino, ne hanno ascoltate molte idee e suggestioni, causa la pesante neocatecumenalizzazione della diocesi di appartenenza.

Questa testimonianza dà ulteriore conferma del fatto che quando il Cammino Neocatecumenale si insedia in una parrocchia o in una diocesi, le catechesi e le attività dell'organismo ospitante finiscono inevitabilmente per ricalcare il modus operandi neocatecumenale. L'obiettivo del Cammino, quando si adopera sul territorio per la parrocchia o per la diocesi, è quello di predisporre i cattolici ad essere successivamente attirati nella cerchia neocatecumenale.

Chi, senza entrare in una comunità, frequenta regolarmente incontri o ritiri organizzati dal Cammino viene fortemente esposto alla cosiddetta "neocatecumenalizzazione", esercitata con discorsi martellanti e ferree pratiche esclusive, dalle pessime conseguenze sulla salute spirituale, psichico-intellettiva, emotiva, organizzativa, materiale e fisica, nel senso stretto della sicurezza personale.



TESTIMONIANZA: 
Uno sguardo critico sul passato.

Pur non appartenendo al Cammino Neocatecumenale, era molto difficile evitarne l'influenza. Il Cammino era presente in numerose parrocchie della diocesi in ruoli decisionali o preminenti: nei consigli pastorali, nell' animazione delle Messe, con canti, ammonizioni ed occasionali redditio. Anche le omelie erano modellate sui testi segreti del Cammino, che ancora non conoscevamo, con tutte le esagerazioni e le eresie del caso. I neocatecumenali gestivano il catechismo per bambini, di pre- e post-cresima, cicli di catechesi sui dieci comandamenti ed ovviamente le immancabili catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale con cui all'epoca rimpolpavano ancora le file degli adepti. Magari non li vedevi al volontariato ma avevano in mano la narrativa catechetica.

Nelle parrocchie rimaste fedeli alla dottrina cattolica il discorso catechetico si contrapponeva a quello neocatecumenale. Tuttavia, la libertà lasciata ai fedeli di scegliere tra due realtà opposte ed inconciliabili, come se fossero entrambe valide, dava luogo ad una penosa confusione, aggravata dal fanatismo con cui questi neo-schitarratori convinti di sé, veri parvenus del "rapporto finalmente personale col Signore", criticavano  la fede "dei nonni", fatta di messe giornaliere, rosari, sacrifici, digiuni e devozioni, tutti aspetti in realtà ammirevoli.

Leggendo questo blog abbiamo finalmente trovato ragione delle numerose dissonanze a cui va incontro un battezzato cattolico in una diocesi fortemente neocatecumenalizzata. All'epoca dei fatti ignoravamo che dietro al fanatismo chiassoso ed apparentemente spontaneo di molte parrocchie governasse la ferrea volontà di un'organizzazione ben finanziata e dalla rigida struttura occulta, il messaggio della quale, lungi dall'essere improvvisazione dello "Spirito Santo" come vantato, era scritto in copioni tenuti segreti. Il Cammino avanzava in diocesi, seguendo il suo progetto di colonizzazione.

recenti post sugli scrutini, sui garanti, sulle vicende di abusi, sia fisici che di potere, ci hanno dato occasione di confrontarci per raccogliere i ricordi sul messaggio catechetico neocatecumenale in materia di relazioni interpersonali. Desiderando lasciare una testimonianza ma limitati da ragioni di brevità, ci siamo focalizzati sulle catechesi sul sesto comandamento, per via delle stringenti somiglianze con quei metodi neocatecumenali che avete ampiamente documentato nel blog.

Le catechesi diocesane e parrocchiali a cui torna la nostra memoria, gestite da presbiteri del Cammino e loro collaboratori, erano aperte a tutti e vi partecipavano perlopiù giovani e giovani adulti di età compresa tra i 17 ed i 35 anni. Ciascuna delle sezioni che seguono si riferisce a momenti diversi delle catechesi sul sesto comandamento o del corrispondente ritiro finale della durata di qualche giorno.


1. I "gruppetti" di discussione sui peccati contro il sesto comandamento:

Gli organizzatori dividevano il gruppo dei partecipanti al ritiro sul sesto comandamento in piccoli sottogruppi, separati per sesso, nei quali era richiesto di aprirsi gli uni agli altri seguendo le domande di un questionario. Improvvisamente ci si trovava in questi mini-gruppi formati in modo casuale, composti da persone sconosciute e di età e stili di vita anche molto diversi tra loro. A tutti era chiesto di aprirsi: si mescolavano abitudinari della promiscuità, persone afflitte da tristi vicende di aborto, personaggi rancorosi ed aggressivi che usavano il sesso come un'arma, altri dipendenti da pornografia ed altri vizi, sposi dal matrimonio in disordine o in crisi, ma anche persone che non avevano molto da dire, continenti, vergini, e qualche minorenne. Alla fine della discussione, il referente di ciascun mini-gruppo riportava, di fronte a tutti quanti i partecipanti, un resoconto anonimo di quanto richiesto dal questionario. I resoconti venivano brevemente commentati dai presbiteri, secondo categorie di giudizio che abbiamo in seguito individuato come tipiche del Cammino.

Questo "lavoro di gruppo", oltre che non preannunciato, non era veramente facoltativo, senza considerare il fatto che poteva risultare estremamente sgradevole. Tuttavia era una tappa obbligata in questo percorso chiamato "di incontro col Signore". Si dava per scontato che tutti avessero qualcosa da raccontare e che tutti volessero parlare dei fatti propri ed ascoltare quelli degli altri. 

Indipendentemente dalla carità e dalla discrezione dei partecipanti, forzare questo tipo di condivisione era, già di per sé, una sorta di violazione morale dei confini personali, una specie di morbido preludio agli scrutini neocatecumenali, che possono essere molto scioccanti. Anche se il linguaggio e l'atteggiamento dei partecipanti, perlopiù di formazione o cultura cattolica (non ancora neocatecumenali) erano rispettosi, gli organizzatori avevano predisposto le attività in modo da lasciare briglia sciolta alla condivisione spudorata. Anche le catechesi erano ricche di esempi concreti ed espliciti. L'impudicizia primigenia proveniva dal Cammino e consisteva nell'imporre le sue abitudini ai cattolici che esso definisce "della domenica".

Purtroppo, si riscontrava anche una certa complementarietà con il punto seguente:


2. L'eccessiva facilità con cui la maggior parte dei giovani esponeva i dettagli più delicati della vita intima:

La maggior parte dei partecipanti ai gruppetti di discussione si apriva senza ribellarsi, incoraggiata sicuramente dalla scriteriata ideologia, già da tempo imperante, del condividere i fatti propri, in pieno contrasto con le indicazioni di San Paolo: ”Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi." (Ef 5,3). Questo tipo di condivisione costituisce già una molestia sessuale di tipo morale, sia sui maschi che sulle femmine.

In molti casi si trattava di incosciente fiducia nel prossimo. In taluni soggetti si riscontravano superficialità, esibizionismo, voyeurismo, desiderio di sporcare almeno a parole, insomma quei mali che andrebbero gestiti in ambiente controllato, come in una pudica e ben fatta confessione oppure in un ambulatorio psichiatrico o addirittura in un'aula di tribunale. Invece, tutti erano tenuti ad "accogliere l'altro nell'ascolto e nella condivisione". 

Eccettuato un brevissimo richiamo formale dei presbiteri alla delicatezza e alla segretezza con l'esterno, la moderazione dei contenuti era lasciata ai partecipanti. Alcune coincidenze ci hanno fatto capire che gli organizzatori raccogliessero, da queste esternazioni semipubbliche, materiale da portare come esempi di supporto in catechesi per altri gruppi. 

A volte i presbiteri, senza indicare il peccatore, riportavano materia udita in confessione, specificandolo esplicitamente. Quando in seguito abbiamo scoperto i mamotreti, non ci ha stupito leggere che Kiko avvalora le sue indicazioni con il fior fiore delle confessioni pubbliche ottenute nei suoi scrutini (in alcuni casi addirittura riportati nella loro completezza).



3. Inopportuna esposizione dell'intimità coniugale:

Durante le risonanze e i giri di esperienze, succedeva che persone sposate esponessero, tranquillamente e pubblicamente, dei fatti da rendere noti solo al confessore. La cosa avveniva persino a coniuge presente e di fronte ad una foltissima assemblea di sconosciuti. Nessuno si permetteva di commentare e riteniamo anche possibile che la maggior parte dei presenti, caritatevolmente, non abbia fatto pettegolezzi in quel periodo. Ma sulla correttezza di quelli che successivamente sono entrati nel Cammino Neocatecumenale, in cui si parla senza veli dei fatti di tutte le persone che si conoscono, non possiamo scommettere.

Solo in seguito abbiamo riconosciuto come neocatecumenali il linguaggio e l'atteggiamento di queste persone. All'epoca non sapevamo che nelle comunità neocatecumenali si travalicano i limiti dell'individuo e della coppia, arrivando persino ad obbligare lo scrigno santo e sacramentale dell'unione tra l'uomo e la donna ad aprirsi alla conversazione con i fratelli di comunità ed a sottostare alla supervisione dei cosiddetti "catechisti ispirati".

Abbiamo considerato come la trivializzazione pubblica, tipicamente neocatecumenale, dei discorsi sul legame tra uomo e donna, a lungo andare crei una massa indistinta di confidenze illecite, che forza tutti ad essere trasversalmente pseudo-sposati con tutti e ad oltrepassare i confini di ciò che è lecito pensare, dire e fare a proposito della vita degli altri. Quando le persone non sono abituate alla continenza, né verbale, né psicologica, né fisica, si rischia di sconfinare nella violenza, sia morale che fisica. Si tratta di casi dalle tinte estreme ma purtroppo tutt'altro che rari.


4. Introduzione del dogma dell'inevitabilità del vizio ed allontanamento dagli apostati:

In generale, con il procedere delle catechesi, venivano sparse le spore dello stigma di bigotto, di ipocrita, di bugiardo, di stolto che perde il "passaggio del Signore" e rinuncia al cielo per aggrapparsi alla propria buona fama, contro chi difendeva la virtù e contro chi si rifiutava di sottoporre "volontariamente" la propria intimità alla revisione altrui (boicottando per esempio i questionari e le risonanze). Il Cammino, tramite i suoi emissari in ambiente diocesano, stava lentamente iniziando a screditare chi rifiutava il dogma dell'inevitabilità del vizio e la condivisione impropria e forzata.

In quel contesto, in cui si andava principalmente per ascoltare, le relazioni tra i partecipanti non erano particolarmente forti e neppure conflittuali. Tuttavia il cammino dei colpi bassi iniziava ad aprirsi: in diversi erano già in trance da annuncio: in mesi di ascolto passivo e di fallacie logiche avevano assorbito il linguaggio neocatecumenale e la relativa forma mentale. Al termine dei cicli di catechesi, dietro invito o sotto pressione dei presbiteri, molti partecipanti entravano nelle comunità neocatecumenali e portavano a compimento le abitudini acquisite alle catechesi parrocchiali e diocesane.

Dottrina neocatecumenale del peccato:
Quando vi trovate davanti una pozza di fango cosa fate, non vi ci buttate?!
Non cercate di negarlo, ipocriti! Borghesi!

5. Ignoranza del dovere di riparazione:

Durante gli incontri di catechesi, alcuni collaboratori (forse fratelli di comunità) davano la loro testimonianza di conversione. In materia di sesto comandamento raccontavano le esperienze sbagliate della loro vita precedente l'incontro con il Signore, una specie di redditio

Una cosa però mancava alle loro storie finite bene: benché in certi casi avessero arrecato gravi danni al matrimonio proprio o a quello altrui, parlavano di misericordia divina sempre intesa come "annullamento del debito" e mai ricordavano la necessità di far penitenza e riparare. Benché la loro stessa testimonianza di conversione potesse essere considerata una forma di riparazione, lo stile omissivo con cui catechizzavano lasciava passare (non sappiamo quanto consapevolmente) il messaggio neocatecumenale che a riparare i peccati anche molto gravi ci pensa esclusivamente il Signore e che nessuna responsabilità e nessuna riparazione sono richiesti al peccatore. I presbiteri invece contestavano esplicitamente la riparazione, insegnando che il peccato è un atto talmente grave che l'uomo è folle se pensa di poter riparare. Unendo questa nozione a quella dell'impossibilità di evitare di peccare, ci si allontanava di molto dalla via dello sforzo personale e dell'ascesi e ci si avvicinava alla kenosi del Cammino.


6. Colpevolizzazione delle vittime e l'inversione di ruolo tra vittima e colpevole:

Durante i giri di esperienze o nelle direzioni personali, i maestri di spirito neocatecumenale invitavano donne e ragazze vittime di torti contra sextum (molestie, violenze, maltrattamenti, tradimenti...) a spostare piuttosto l'attenzione sui propri peccati, per convincerle di non essere meno peccatrici della persona da cui avevano subito il torto, che andava perdonata con una sanatoria generale e definitiva. Di fatto pretendevano che la vittima si ripiegasse su se stessa, rivolgendo su di sé l'eventuale aggressività e dimenticasse l'idea di volere giustizia, facendosi carico del male altrui.

Questa strana ideologia, mai sentita fino a quel momento, suonava da subito visceralmente invertita e sinistramente infetta e non capivamo come mai la Chiesa, che sempre ha un occhio per tutti, si mettesse a salvare "il primo che picchia", tramite questi emissari. Tuttavia, purtroppo, succedeva anche che se una vittima veniva catturata dalla predicazione di questi fanatici, proseguiva per la via dell'autodistruzione e a nulla valevano i richiami alla ragionevolezza degli amici. Distorcendo gli esempi di eroica pazienza dei santi, il Cammino Neocatecumenale preparava gli animi di chi sarebbe successivamente entrato in comunità, a non denunciare e addirittura a chiedere perdono al violentatore.


7. Ipocrita disparità di trattamento verso le donne:

Durante i resoconti dei questionari o le condivisioni spontanee, registravamo nei presbiteri un atteggiamento sbilanciato verso maschi e femmine. I presbiteri soprassedevano, annuendo con paterna comprensione, su misfatti maschili al limite del penale. Trattavano invece le femmine con paternalistica impazienza, rimproverandole con accanimento per aspetti caratteriali sgradevoli ma di nocività obiettivamente inferiore. Dall'immediatezza delle reazioni di questi soggetti deducevamo l'esistenza di due precisi (benché non espliciti) sistemi di giudizio, a cui veniva fatto riferimento a seconda del genere dell'interlocutore. Avevamo avvistato la punta dell'iceberg del maschilismo neocatecumenale, ma non lo sapevamo ancora.

Lo stesso vigore con cui pretendevano di ammaestrare le ragazze non veniva applicato per far crescere e contenere i ragazzi in un modello di virile e capace cristianità. Portando i loro discorsi a compimento, una società di donne isteriche oppresse e di maschi come bestie allo stato brado risultava essere il desolante panorama della normalità umana: è precisamente ciò che Kiko predica e che è trascritto nei mamotreti, ma questo non potevamo saperlo. Pareva che il ruolo della donna fosse quello di subire e di perdonare l'uomo, e quello dell'uomo di peccare e di essere perdonato dalla donna e da Dio. Erano le premesse per arrivare a considerare la violenza come un dato quasi naturale, inevitabile. 


8. Narrativa catechetica condiscendente verso l'abusatore di donne e bambini:

Raccontando aneddoti di abusi sessuali commessi su donne e bambini, i presbiteri si dilungavano sul recupero del colpevole da parte di Dio misericordioso "che ama l'uomo così com'è" e spendendo poche parole sul dovere morale di prevenzione e giustizia. Come risultato, le vittime venivano relegate nel dimenticatoio narrativo: un effetto piuttosto sinistro. Ma infine tornano i conti perché nelle dottrine del Cammino è scritto che la condizione di vittima è voluta da Dio per la conversione di chi vi incorre e va accettata senza giudicare e senza denunciare.

Nelle storie esemplari delle catechesi, la vittima brava, convertita, che perdona il colpevole, era più spesso la moglie che il marito. In tempi di processi penali a preti abusatori di giovani maschi, i pedofili nominati da questi presbiteri erano regolarmente i padri di figlie femmine. E puntualmente era tralasciato il discorso sul processo di espiazione e purificazione che spetta al peccatore che si pente e si converte.

Le contraddizioni neocatecumenali: trascinare una ragazza per
i capelli va bene, 
basta che a mezzanotte ce la riporti a casa!


9. Matrimonio impossibile all'uomo ma possibile a...  ...al Cammino:

Mentre predicavano che soltanto il Signore può far funzionare i matrimoni perché ciò è impossibile all'uomo, mostravano di ritenere che nessuna coppia possegga, per semplice grazia di Dio ma senza bisogno di alcun sostegno nella vita di fede (sottinteso: un ambito come la comunità neocatecumenale), la buona volontà e le risorse per mantenere l'amore in equilibrio, tra le mille difficoltà. Snobbavano gli esempi contrari, insinuando il sospetto che qualche problema ancora nascosto dovesse affiorare prima o poi in quelle relazioni.

Invece di focalizzarsi in modo incoraggiante sulla solida e nobile dottrina cattolica in materia di relazioni e matrimonio, si accanivano atrocemente sulla descrizione di tutti i problemi di coppia possibili ed immaginabili, per poi invitare i catechizzati, come unica soluzione praticabile, a seguire il "Signore". E questo inseguimento portava alle salette neocatecumenali. Si trattava della modalità del "vieni e vedi" che ritroviamo nei mamotreti, un invito privo di ulteriori spiegazioni a causa del rinnegamento neocatecumenale del ricco patrimonio della Chiesa.

In effetti i presbiteri sembravano anche ritenere che gli uomini non siano per natura inclini ad amare le donne e, viceversa, le donne gli uomini. Insegnavano quindi che quando "Dio ti manda una persona" non è bene fare capricci sulla persona che Dio ti ha mandato. Prospettavano quindi due possibilità: sposarsi entro un anno (il famoso "fissa la data!" neocatecumenale) oppure lasciarsi. Se, da cattolici quali eravamo, ritenevamo già che le relazioni di coppia vissute con superficialità e ignavia sono peccato e rovinano la vita, l'imprudenza e la faciloneria con cui questi presbiteri pareva considerassero la scelta di una persona a scopo matrimonio mettevano addosso una profonda inquietudine. 

A fianco di alcune belle testimonianze di sposi, ve n'erano altre che invece incarnavano l' idea neocatecumenale di matrimonio come unione forzata e dolorosa che solo Dio (leggi: la frequentazione della comunità) può tenere insieme e che solo in seguito abbiamo scoperto essere un tema dominante nel Cammino. Per inquietarci ulteriormente pubblicizzavano il numero esorbitante di divorzi, presentandolo come probabilità aprioristica di fallimento, uguale per tutti, indipendentemente dalle condizioni specifiche. Non lo sapevamo ma ci stavano già lanciando addosso le esche endogamiche tipiche del discorso neocatecumenale in cui il coniuge deve essere del Camminoil coniuge è la tua croce e se lasciate il Cammino vi lascerete anche tra voi.



APPENDICE DOLENTE SUI PRESBITERI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE


Il discorso dei presbiteri di Kiko è fedele ai mamotreti eretici di Kiko e Carmen.
La stessa fedeltà si riscontra nelle prassi, nei giudizi, negli atteggiamenti.


10. Cattivi giudici: I gradi della colpa? Non pervenuti.

Senza mai menzionare la questione dei gradi della colpa, i presbiteri sfumavano la gravità di colpe mortali, gravi e veniali. A volte ne invertivano il peso relativo, secondo la categoria del peccatore. Per farlo si servivano dell'accostamento di esempi, del tono della voce, di altri trucchetti retorici. In questo modo, senza doversi arrischiare a dichiararlo esplicitamente, la violenza sessuale perpetrata da un uomo appariva di gravità pari alla scenata di gelosia isterica di una moglie. Un gesto duro di autodifesa risultava peggiore dell'atto più grave che lo aveva scatenato, così come per altri insegnamenti del genere, che ora sappiamo essere fedeli ai mamotreti e formalmente contrari alla dottrina della Chiesa.


11. Cattivi maestri: I progressi dello spirito? Dei gran salti immaginari.

Premettiamo che l'eroica pazienza insegnata dai Santi è la qualità del cristiano, soprattutto del consacrato, che si raggiunge dopo anni di pratica di vita ascetica, in virtù della Grazia Divina.

I presbiteri che esigevano, talvolta con sdegno superbo, questo tipo di pazienza dalle donne vittime di molestie o violenze, erano gli stessi consacrati perfettamente in grado di ribellarsi violentemente alla semplice contraddizione da parte di un ascoltatore. Figuriamoceli a sopportare pazientemente le persone moleste o insulti spregevoli contro la loro persona fisica. In definitiva questi presbiteri parevano afflitti da problemi irrisolti con l'altro sesso e forse anche col proprio e mai del tutto guariti dai dichiarati disordini della vita precedente all'ordinazione, persino incapaci di fronteggiare chi li contraddiceva. Quindi non potevano essere presi sul serio nell'indicazione della via dell'eroismo ad anime cosiddette "incipienti". La loro incoerenza faceva perdere di credibilità alla Chiesa che essi rappresentavano.

La valutazione che davano dei progressi spirituali era molto semplice: coloro che essi ritenevano ben ricalcare le loro orme (e cioè i diktat, le scelte, il linguaggio e le categorie di giudizio neocatecumenali), erano portati ad esempio di persona di grandissima fede. Chi nella vita di fede percorreva le vie dell'intelletto (che, se ordinato a Dio, è una forma di amore) veniva da essi considerato con sufficienza o riprovazione. Il dogma kikiano a cui si appigliavano per discriminare era quello della sperimentazione nel qui ed ora nelle sue varianti: il Signore passa qui, oggiDio ti parla oggi tramite meil Signore ti ha chiamato qui, la Parola letta a casa domani non ha lo stesso effetto di quella che ascolti qui oggi.


12. Cattivi medici: La malasanità dello spirito.

Avendo essi catalogato le persone secondo le direttive eretiche del Cammino, non è una sorpresa che in qualità di medici spirituali le loro "diagnosi" fossero supponenti, ricalcate e sbrigative. Ad ascoltare i loro consigli si finiva o in Cammino o fuori strada - quindi, all'atto pratico, sempre fuori strada. 

Le conseguenze del loro operato erano quelle comuni a tutta la cattiva medicina, cioè, che il paziente finisce da un altro medico a curarsi sia per il male originario che per i danni provocati dalla cura del cattivo dottore.

Metteresti la tua salute, fisica, mentale, spirituale,
nelle mani di un medico di torbida fama? E quella dei tuoi figli?


Termina qui questa selezione (non esaustiva) dei più eclatanti tratti neocatecumenali che abbiamo rilevato negli incontri organizzati dal Cammino in parrocchia o in diocesi. Confermiamo anche la neocatecumenalità del metodo: iniziatico, gnostico, superstizioso, apodittico, emotivo, contestatario. Tutti questi aspetti non raggiungevano l'intensità a cui si arriva nelle comunità ma, in maggiore diluizione, la sostanza era la stessa. Un ulteriore punto dolente erano le Messe, celebrate alla neocatecumenale con canti, balli, bonghi e battimani, la focaccia, la coppa del vino, la consumazione insieme da seduti, le risonanze. Come già detto, chi veniva catechizzato in parrocchia dai neocatecumenali poi entrava più facilmente in comunità.

Le storture venivano somministrate in mescolanza a parti ortodosse della dottrina e a pratiche accettabili. Tuttavia, nella confusione dottrinale imperante e per la fiducia (e pigrizia) generali, gli aspetti eretici non erano facilmente identificabili. Se ne salvava in parte chi di sua iniziativa si volgeva alle buone letture. Ciononostante, in quel momento in cui anche il Cammino non aveva iniziato a declinare, il successo che queste catechesi, incontri e ritiri riscuotevano era dovuto alla spiegazione ed alla attualizzazione che in essi veniva offerta della Parola di Dio. 

La domanda interiore, soprattutto da parte dei giovani, era molto forte e sarebbe stato bello avere accesso ad una sapienza nutriente per l'anima, ma in modo ortodosso e strutturato, non neocatecumenale. Si perse quindi, in questo modo, un'occasione di evangelizzazione cattolica, che all'epoca servì soprattutto per portare persone e potere alla realtà del Cammino Neocatecumenale.